Spesso è così profondo il mio respiroe le parole si rifiutano di cadere.
Nastri e nodi, sospesi
Spesso è così profondo il mio respiro
Oggi ho partecipato al laboratorio di scrittura creativa diretto da Antonella Cilento. Un contatto diretto con la scrittura utilizzando i cinque sensi; scrivere con gli occhi, con le papille gustative, con l'udito, con l'olfatto e con il tatto. Le parole si sono mescolate con i ricordi, la musica, i colori, i sapori e i profumi.
Peppino de Filippo sotto dettatura di Totò
(1956, Totò, Peppino e la malafemmina)
Benigni scrive a Savonarola sotto dettatura di Troisi
(1964, Non ci resta che piangere)
Celentano scrive a Berlusconi sotto dettatura di Benigni
(27 ottobre 2005, Rockpolitik)
E ..
viaggio in luoghi vicini e lontani e odoro il mondo
tra il pericolo del "bruciato" e il profumo dell'amato.
E ..
cammino tra gli aromi di una cucina per raccontare le domestiche realtà;
rivivo il piacere di morbide dune, di paradisi tropicali , di antichi mercati e dolci amenità.
E ..
annuso le alte quote, gli eremi, la campagna, gli antichi palazzi nelle città di oriente e di occidente
sedotta dalla magia di notti illuminate da niente. 

In Cina per secoli, il massimo culto è stato quello che l'imperatore offriva al cielo. Al solstizio d'inverno l'imperatore si presentava con doni e preghiere per ottenere la fecondità dei campi. Al solstizio di primavera tracciava tre solchi davanti al tempio dell'agricoltore. Tutta la vita e la giornata dell'imperatore erano una continua serie di azioni culturali rivolte al Cielo. A questi doveri di stato partecipavano i più alti funzionari di corte mentre il popolo era escluso.
Nella lingua cinese non esiste il termine "religione" perchè per il cinese tutto l'universo è sacro, misterioso e in stretto apporto con la vita dell'uomo. Per questo motivo quello che gli altri popoli esprimono con il termine "religione" i cinesi lo compendiano nella parola TAO, strada, via, cammino. Il Tao è la via da percorrere in armonia con il cielo, con la natura, con gli uomini, con sè stessi, il Tao è "il modo di vivere" nel quale si trovano le risposte agli interrogativi umani, ossia tutto ciò che riguarda l'armonia dalla quale dipendono il benessere e felicità.
Il confucianismo e il taoismo non sono due religioni diverse ma , in realtà, si tratta di due aspetti dello stesso pensiero. Confucio incentrò la sua riflessione sull'uomo e sulla società, Lao Tse sul rapporto uomo-natura 
Come non si può parlare di "religione" per l'Universismo cinese in nessuna delle sue componenti, il confucianesimo e il taoismo, allo stesso modo non si può parlare di "spiritualità". Nessun Dio come punto di partenza, nessuna ascesi aiutata dalla grazia, in vista di una unione mistica con dio come fine. Più che di "spiritualità" si deve parlare di "umanesimo", di virtù umane da praticare e in questo senso sia il confucianesimo che il taoismo sono ricchissimi di riflessioni, di introspezioni psicologiche, di consigli e di ammonimenti. Tutto rimane a livello di comportamento verso sè stessi, verso gli altri, verso la natura.
Il traguardo da raggiungere è la figura dell'uomo /donna saggio/a, giusto/a, benevolo/a, rispettoso/a delle leggi che regolano la Natura. 
Prima.
Il cielo plumbeo, con energiche folate di vento, esposta nell'incertezza
Io.
In un'attesa appropriata verso un inafferabile disagio.
Pazzia,
un pò lucida e un pò ammiccante.
Eccoli,
i sepolcri imbiancati metafore di vuoti d'amore.
Tu, Voi
verso la Ricercata Armonia di un lieto presagio,
di possibile Saggezza.
Si.
Cura esistenziale nelle forme armoniche dell'Arte
e nella percezione della sua probabile Terapia.
(Lina M.,)
Copyright, 26 ottobre 2005
Ho ascoltato con attenzione alla radio (radio 3) l’intervista a Piergiorgio Odifreddi sul suo ultimo libro Il matematico impertinente e ne sono rimasta entusiasta, mai pensiero è stato così vicino al mio!
In sintesi, è impertinente, in senso letterale, chi non appartiene: ad esempio, a una politica, una religione o una filosofia. E, la non appartenenza, suscita i risentimenti e le stizze di coloro che appartenendo, lo tacciono di arroganza o insolenza.
..”considero l’impertinenza come un buon modo, e a volte l’unico possibile, di affrontare i problemi in maniera pertinente. Soprattutto in campi come la politica e la religione, in un periodo storico che potremmo descrivere come l’era delle “tre B”: che non stanno a indicare, come nei tempi andati il trio bach, Beethoven e Brahms, bensì la triade Bush, Berlusconi e Benedetto XVI. Io sento l’impertinenza nei confronti loro e dei loto seguaci come un imperativo morale e civile… Anzitutto, come non appartenenza a una visione del mondo ispirata dalla certezza che, per dirla nella lingua del nuovo papa, Gott mit uns, “Dio è con noi”: meno che mai quando questa certezza rigenera mostri che credevamo ormai definitivamente scomparsi, dalle guerre imperialiste alle crociate integraliste. E poi, per proclamare ad alta voce che certi presidenti e papi sono nudi: una doverosa arroganza nei confronti di coloro che vorrebbero imporre all’universo mondo moderno il loro provincialissimo capitalismo e il loro antiquato cristianesimo”.
Jodorowsky, artista eclettico, scrittore, regista, attore, fumettista, sceneggiatore .. ma ,, "La poesia era sempre nel cuore a dirigere tutto", "I poeti non parlano mai di poesia. Parlano di politica e di infanzia".
Se della mia voce 
Se della mia voce potessi liberarmi per attorcigliare la tua gola alla mia e solo usare quell'oceano formato dalle tue parole che nettare sono per la mia lingua di orfano, di vedovo, di straniero.
Se smettere potessi d'essere assente per trasformare la tua anima nella mia patria lasciandoti sentire per una volta l'impatto mortale del mio silenzio.
In fondo altro non sono che il ricordo della tua voce. Ogni volta che mi rifiuti finisci di partorirmi.
Di ciò di cui non si può parlare
Costretto a vivere ogni secondo come tirnando da un viaggio in vui non si è potuto trovare il tesoro, di ritorno al presente, a casa, a mani vuote, come se il fare fosse il da farsi, come se trattenersi fosse smettere di essere e l'unico modo di vivere fosse creare utopie, Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus, disse: "Ciò di cui non si può parlare, deve essere taciuto", ma precisamente di ciò di cui non si può parlare bisogna parlare, affondare la lingua nell'invisibile convertendo in specchio le parole, navigarci dentro sapendo che sono barche senz'equipaggio, senz'altro interesse che l'enigma di chi p cosa le ha trasformate in fantasmi, una presenza impapabile ma densa che dobbiamo avvicinare con passi da cieco in quest'universo dove tutto è approssimazione o miracolo di cera!
.... se accettiamo l'ignoranza essa diventa lume: sotto l'apparente vacuità si nascondono i divini splendori....
...Nudi in mezzo alla notte aprire la bocca inghiottire i lampi che il cielo ci manda. Ripetere la parola arcobaleno fino a raggiungere l'estasi rendendola ponte fra una lingua morta e un vuoto vivo ..... se quello che cerchiamo non è qui, non è da nessuna parte!
Rosa Lee Parks è morta a 92 anni a Detroit. Nel 1955 (50 anni fa) in Alabama si rifiutò di cedere il suo posto sull'autobus a un bianco.
Dal suo no ebbero inizio i movimenti antisegregazionisti.
"Molti dissero che quel giorno non mi alzai perchè ero stanca - scrisse Rosa Parks nella sua autobiografia - ma non è vero. Ero invece stanca di cedere".
ALDA MERINI:
Nuvole di pianto
sono le mie parole
un brivido di canto
il silenzio del tuo respiro
Alda MERINI
Sono nata il ventuno a primavera
Ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
Vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
(Tratto da Vuoto d'amore, 1991)
Davanti ad alcuni avvenimenti a livello locale, nazionale ed internazionale non c'è nulla da discutere, non c'è niente da capire: sono intollerabili, moralmente e politicamente sbagliati. Non mi sento di ascoltare le ragioni dell'altro, semplicemente perchè l'altro non ha ragione (penso per esempio all'evasione fiscale, alla guerra in Iraq, ai pedofili, alle leggi ad personam, alla pena di morte, alla fame, all'ingiustizia, alla miseria ecc.), soprattutto quando l'altro sostiene posizioni di assoluta e inconvertibile indecenza.
Troppo spesso, di fronte a queste posizioni, c'è stata la disponibilità ad ascoltare, a dialogare, a cercare un terreno comune con il risultato di "dare legittimità a queste posizioni" tanto da non farle più sentire inaudite e chi, le esprime e sostiene, non si deve neanche vergognare!
Ci può essere un'arroganza delle buone ragioni?
Personammente sono per il consensp, la mediazione, il dialogo ad ogni costo ma c'è - alla fine di tutti gli sforzi di comprensione, di dialogo e di compromesso - una linea che non si può varcare: ed è quella della decenza.
Tornando alla domanda che ho posto, rispondo che SI : ci può essere un'arroganza delle buone ragioni!
Se il mio interlocutore fa o dice delle cose "indecenti" non cerco un terreno comune con lui. So che quello che dice è sbagliato ed ho il dovere di avversarlo con tutte le mie forze senza ascoltare "le sirene" dell'accomodamento.
Spesso a furia di cercare un modus vivendi con l'indecenza, si finisce di diventare indecenti pure noi!
Recentemente ho rivisto, in cassetta, il film di Pier Paolo Pasolini: Il Vangelo secondo Matteo, dove più che alla figura divina di Gesù emergeva la figura umana alternando molti tratti di dolcezza e mitezza a reazioni di rabbia contro l'ipocrisia ed la falsità. Il film, presentato (nel 1964), fu premiato e apprezzato dalla critica cattolica e contestato dalla sinistra ma, a quanti lo criticarono negativamente, Pasolini rispondeva: " ..... ho potuto fare il Vangelo così come l'ho fatto proprio perchè non sono cattolico nel senso restrittivo e condizionante della parola e quindi non ho verso il Vangelo né le inibizioni di un cattolico praticante (inibizioni come scrupolo, come terrore della mancanza di rispetto), né le inibizioni di un cattolico inconscio (che teme il cattolicesimo come una ricaduta nella condizione conformistica e borghese, da lui superata attraverso il marxismo). Paradossalmente, quindi, Pasolini intravedeva nell’ateismo di un comunista una certa religiosità in quanto “…. si possono sempre ritrovare quei momenti di idealismo, di disperazione, di violenza psicologica, di fede che sono pur sempre elementi di religione” 
"Hanno tutti paura delle parole. Oggi si possono dire solo cose che fanno vincere le elezioni."
Fu un giovedi. Doveva essere un giovedì qualunque se non fosse stato con forza annunciato! Un giovedi dove si parlò finalmente di libertà, dove si sentì la registrazione di "quel proclama" bulgaro di B. contro B., contro L., contro S.e che è stato tanto "amorevolmente" nascosto dai telegiornali e dalla carta stampata di tre anni fa. E' bastata una piccola passeggiata nella libertà, pochi minuti di televisione sincera per smascherare anni di finzione. per far ingiallire di colpo le stagioni televisive di servi contenti, piazzati ovunque e ai quali c'eravamo ormai rassegnati, come fossero normali.
Il potere delle parole, dei gesti, delle persone e del rock.
Sto perdendo un sacco di tempo per "impostare" questo blog ma i risultati sono davvero scarsi, i compenso le riflessioni e i pensieri corrono. .Eccone uno. 
BLOG mutante, BLOG che da strumento personale di comunicazione (la voce di maggioranze silenziose) sta diventanto sempre di più una fonte ed un agguerrito concorrente dei mass media : vedi il blog di Beppe Grillo, i blog elettorali, i blog giornalistici, ecc.
Mi sono posta una domanda: non è che il "vecchio" mondo dei blogger diaristi e comunitari stia per sparire? Pare proprio di no. Sembra, addirittura, che siano in aumento (vedi per esempio anche il mio) e che questo mondo si stia dilatando a dismisura introducendo nuovi interessi e forme espressive.
Se da un lato sono le preoccupazioni ideologiche legate ai valori classici della cultura della rete (egualitarismo, libertà di parola e di espressione, condivisione delle conoscenze ..), dall'altro crescono le domande di riconoscimento identitario, di appartenenza e di espressione creativa indipendentemente dal fatto che ci sia "un pubblico".
Spettinata.
Ti ho incontrata per caso.
Un'esplosione di rosso, di verde, di arancione, di azzurro. Cielo e terra, mare e aria!
Ti ho riconosciuta sei proprio tu. Tu, eterna ragazza, che ti sei creata "questa stanza tutta per te", dove tu regni.
Tu che ami scrivere (spesso) e che ami essere letta (raramente).Tu che getti sassi
ai passanti. Tu così dolce, distratta e tollerante a volte; inflessibile e sommaria, altre.
Ti ho vista, Lina, s p e t t i n a t a più che mai! 