mercoledì, 30 novembre 2005
Violazione
di Armonie Stonate

Caos
di Note Atone

Una per Una
come Farfalle nel Vento

al tuo Soffio
IO
Artefatta
TU
Bugiardo.

Attendo un tuo Delirio
postato da: SPETTINATA alle ore novembre 30, 2005 20:23 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesie
mercoledì, 30 novembre 2005
Trovo gocce di silenzio
da centellinare nella densa Tenebra.

Raggiungo il Suo Pensiero
e la Quiete diventa Musica
con un suono stonato.

Accordo sbagliato

Corde invisibili
io sarò eterna

Pentagramma.
postato da: SPETTINATA alle ore novembre 30, 2005 20:16 | Permalink | commenti
categoria:poesie
mercoledì, 30 novembre 2005
   Vivere nel vento
su sentieri tortuosi
e strade che si separano,
incrociare bivi che si ricongiungono
o scorrono paralleli
senza mai ritrovarsi.
Vivere nel vento
senza ricercare un destino
intessuto da troppe mani
nelle sue ardite trame.
postato da: SPETTINATA alle ore novembre 30, 2005 20:05 | Permalink | commenti
categoria:poesie
mercoledì, 30 novembre 2005

    Dal maltrattamento fisico (picchiare, schiaffeggiare, cazzottare, ma anche dare pizzicotti, lanciare oggetti contro la persona, privare di cure mediche e del sonno) al maltrattamento economico (ogni forma di privazione o controllo che riguarda l'accesso alla propria indipendenza economica: non dare soldi e informazioni relative allo stipendio del maltrattante; non condividere le decisioni sul bilancio familiare; intestare i beni a nome proprio; rifiutarsi di pagare un congruo assegno di mantenimento). Dal maltrattamento persecutorio (stalking) (il maltrattante perseguita l'ex partner seguendola negli spostamenti, aspettandola sotto casa, al lavoro, telefonandole continuamente a casa, in ufficio, sul telefonino) Gli effetti possono essere devastanti: viene minato il seno dell'autonomia e dell'indipendenza della donna facendola sentire "in trappola" alla violenza sessuale (ogni forma di imposizione di pratiche sessuali non desiderate. Contrariamente ai luoghi comuni, nel 75% dei casi di violenza sessuale viene agita da una persona conosciuta: amico, partner, conoscente, ex partner, padre, collega o datore di lavoro. Trattandosi di una persona conosciuta e quindi in cui si era riposta fiducia, è molto difficile per le donne vittime di violenze non pensare che la responsabilità sia propria e che raccontando quanto è successo non saranno credute. Il maltrattamento psicologico, ogni messaggio e atteggiamento diretto a far sentire la persona priva di valore. Questo tipo di violenza prepara sempre ed accompagna il maltrattamento fisico anche se non sempre vi degenera.

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 30, 2005 09:18 | Permalink | commenti
categoria:sassi parlanti, x me
mercoledì, 30 novembre 2005

Uomini e donne: legame fatale. Donne vittime inconsapevoli e quindi complici della violenza maschile.

Da più  di un secolo la psicanalisi si interroga sulla differenza tra donne e uomini: se sia solo anatomica o se questa diversità racchiuda verità psichiche più profonde e scabrose.Nei secoli molti filosofi si attestarono su posizioni misogine, mentre all'inizio del xx sec. una filosofa Helene von Duskowitz, fu internata per misandria. Freud è stato ingiustamente accusato dalle femministe all'amatriciana di maschilismo e di fallocentrismo. Le accuse non sono da prendere sul serio, dato che vengono da persone che non hanno compreso nulla del lavoro analitico da lui inaugurato. Il lavoro analitico mira a liberare dalla sofferenza dovuta a conflitti rimossi. rende il soggetto consapevole e indipendente da altri (genitori, famiglia, partner, istituzione) nei giudizi e nelel azioni. In questo senso può essere assimilato a una battaglia per l'emancipazione e per la verità. Anche del femminile, perchè no.

Il ruolo centrale della consapevolezza è stato ribadito negli ultimi tempi anche dalla criminologa Loriga quando si è trattato di commentare gli spaventosi dati dell'Unione Europea evidenziati dall'Osservatorio criminologico e multidisciplinare sulla violenza di genere: la violenza subita dal partner, marito, fidanzato, padre che sia, è la prima causa di morte e invalidità permanente delle donne. Molte donne subiscono per anni violenze fisiche e psichiche non accorgendosi che è così che si espongono alla morte e alle menomazioni più gravi. Non denunciano i carnefici, perche "hanno la consapevolezza di essere vittima", dichiara la criminologa Loriga.

"Non denunciano, non per paura, bensì per proteggere e diffendere sè stesse da una realtà che altrimenti le distruggerebbe".

Proprio così viene percepita la verità inconscia, come una verità che distrugge. Ma meglio distruggere un rapporto sadomasochistico che esserne distrutte. Maschile e femminile sono legati da un destino biologico di riproduzione: la pulsione sessuale è machiavellica, il fine giustifica i mezzi. Spesso i mezzi sono quelli di una distribuzione perversa: il sadismo da parte maschile e il masochismo da parte femminile. Un'attrazione fatale. Finchè non c'è elaborazione analitica, tra vittima e carnefice non c'è differenza.

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 30, 2005 09:08 | Permalink | commenti (1)
categoria:vite, x me
martedì, 29 novembre 2005

Uccidimi.

Non voglio piacerti e non ti darò alibi.

Mi ribello e ti sfido guardondoti negli occhi.

Non abbassarli

che ti fulmino.

Sorpreso?

Puoi solo uccidermi, bestia! 

... io volerò  in alto più che mai ...

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 29, 2005 16:01 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie
martedì, 29 novembre 2005

".. pensavo che se fossi riuscita a stabilire un rapporto con lui, avrei potuto convincerlo a rinunciare a tutto, e se si fosse liberato dell'angoscia che si teneva dentro, forse avrebbe avuto un ripensamento ... Se piaci a qualcuno, non ti ucciderà". (Kristin, ostaggio della Sveriges Kreditbank di Stocolma).

".. la colpa è degli ostaggi. facevano tutto quello che dicevo. se si fossero ribellati, forse non sarei qui. Perchè nessuno di loro mi è saltato addosso? Hanno fatto in modo che uccidere fosse facile. Ci hanno fatto vivere insieme giorno dopo giorno, coem capre, in quella sporcizia. L'unica cosa da fare era conoscersi .." (Jan Erik , sequestratore della Sveriges Kreditbank di Stocolma)

Per le donne tra i 14 e i 44 anni la violenza è la prima causa di morte e di invalidità: ancor più del cancro, della malaria, degli incidenti stradali e persino della guerra. Questo dato sconvolgente, proveniente da una ricerca della Harvard University e diffuso al "Panos Institute" di londra, un'organizzazione non governativa che si occupa di problemi globali e dello sviluppo. Dalle sue pagine emerge la drammatica fotografia di una realtà che non risparmia nessuna nazione e nessun continente. La violenza contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. Non conosce differenze sociali o culturali: le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi e a tutti i ceti economici.

Operatori e forze dell'ordine hanno grandi difficoltà a convincere le donne a denunciare i colpevoli delle violenze, specie se parenti perchè spesso le donne non hanno la consapevolezza di essere vittime. Non denunciano per paura e per proteggere sè stesse da una realtà che altrimenti le distruggerebbe.  Ed ecco l'effetto da "sindrome di adattamento" o da "sindrome di Stocolma"

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 29, 2005 11:25 | Permalink | commenti
categoria:sassi parlanti
domenica, 27 novembre 2005
Ficus, per  ben cinquanta volte menzionato nel  Grande Libro. Nella Genesi le tue foglie coprono  le nudità di Adamo & Eva nutrendoli e curandoli con le tue  gemme e i tuoi frutti.
Infruttescenze sono i tuoi  siconi che, talvolta, vengono essicati al sole e conservati in sacchetti di tela. Aprili e assaggia il  loro rossore.
Dalle sue foglie fuoriesce un lattice bianco ricco di sostanze ad azione caustica e bruciante come le parole. Bianco il lattice, spente le parole che estirpano calli, porri e verruche..
PROFUMI, tu.
PROFUMO DI FICO, io.
L'odore ci immerge nel verde creando un'armonia di fiori, legni,edera,felce,tè verde e nespolo!

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 27, 2005 18:17 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 25 novembre 2005

Ad ogni ritorno

trovo sempre qualcosa di cambiato

 

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 25, 2005 09:16 | Permalink | commenti (1)
categoria:pensieri spettinati
mercoledì, 16 novembre 2005

 Fu necessario un terremoto per far nascere una nuova Demetra "dea madre della terra".  Dalle viscere il magma vitale si fece sentire sussultando e, in quella casa in mezzo alla campagna, nessuno si mosse da quella stanza. Non ci furono grandi danni materiali alla casa, solo un po’ di paura per quel “canto profondo della terra”, finchè sfociò quel vagito tra la gioia e lo stupore delle zie, affaccendate ad aiutare l’ostetrica con pentole di acqua calda e panni bianchi. Suo nonno dai grandi baffi bianchi e dal passato un po’ rocambolesco a struccare chiese gotiche nell’Europa del centro-nord, “tabaccava” in cucina. In attesa. Lui le avrebbe sciolto laccioli e nodi e le avrebbe insegnato come si fa a raccontare la durezza della vita in forma di fiaba.       Era l’11 maggio 1929 ed era nata una bambina: mia madre.
Lei, era scesa dall’Olimpo per portare sulla terra un nuovo grano come nutrimento per chi l’avesse incontrata: dedizione e amore, tenacia e fermezza, magia e benevolenza.
Una madre, dal significato più elevato del termine con la fiaccola di quel sentimento chiamato Fede che non l’avrebbe mai abbandonata anche quando si trovò seduta sulla “Pietra della non Gioia” al crocicchio delle scelte, in attesa del gesto o del segno premonitore.

 Demetra/Mamma: mai stata bambina.

 Demetra/Mamma: cresciuta in fretta.

   Demetra/Mamma: con il fuoco dentro.
Demetra/Mamma: scampoli e pezzette, lana e cotone.
Demetra/Mamma: calce e cemento, fiori e casa.
 Nascere tra due guerre assurde, primogenita di quattro figli, ci voleva del talento per prendersi cura di loro mentre si era ancora una bambina! Erano tempi così duri che difficilmente si veniva accarezzate o coccolate; del resto, sua madre, doveva lavorare dall’alba al tramonto alle dipendenza della propria madre.
 Una beffa della vita.  A quei tempi una scelta di indipendenza, dove prevaleva il sentimento all’interesse,   poteva costare cara: mi sposo chi voglio quando, il “chi voglio”, era un povero ciabattino che entrava in una casa di muratori, decoratori, osti e contadini in proprio, avrebbe avuto un prezzo elevato sulla sua quotidianità.Le trasgressioni non erano permesse e l’unico dio riconosciuto sulla terra era rappresentato dalla “roba”: la nobiltà d’animo e l’onestà non bastavano. 

 Alla morte del marito dai grandi baffi e dall’aria scanzonata, la nonna Rosa dagli occhi di ghiaccio e bellissimi, avrebbe preso il comando di tutto seguendo i consigli di un Satrapo con la tonaca nera e da un fattore disonesto. I suoi figli le avrebbero garantito un posto in paradiso prendendo i voti: un prete, tre suore e .. Anna, mancata clarissa, che parlava in latino.
E così in quel tempo in cui nessuno più credeva alle dee a tutte le streghe erano già morte al rogo, la Nuova Demetra non nasceva dal dio Chronos e dalla dea Rhea, sorella di Zeus, ma dal ciabattino e contadino Carlo e dall’artista di filet e contadina Maria.

 Ma in quale altro contesto la nuova Demetra avrebbe potuto rinascere per usare la sua alchimia e la sua magia?     
Nessuno riuscì fare di questa bambina una creatura silenziosa, ubbidiente, addomesticata e incapace di affrontare la vita in autonomia.
Nessuno riuscì a spegnere progressivamente i desideri e lasciare posto all’attesa e all’esecuzione degli ordini con la compostezza della brava bambina.
Nessuno riuscì a limitare la vitalità spontanea ed ammaestrarla in una severa disciplina.  

“Argento vivo” e “diavolo in corpo” erano i pensieri, non sempre accondiscendenti, verso quella fanciulla così creativa e ribelle.

  Eppure la sua allegria e la sua fantasia erano contagiose. Fare e disfare, fare meglio e disfare di più alla ricerca della perfezione.
Essere clown senza costume di scena: divertire e stupire con il vuoto dentro.
Salti, acrobazie e capriole: l’ultima la facemmo insieme su quell’aia dove starnazzavano oche e galline .
 Era al quinto mese e dentro la sua pancia c’ero io “che sorridevo”.

(8 marzo 04)

 

 

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 16, 2005 14:13 | Permalink | commenti
categoria:ritratti, affrescando
mercoledì, 16 novembre 2005

Pudore

nel scrivere il tuo nome.

E' l'inchiostro che forma lentamente ogni lettera

abbandonando passione e sentimento su ogni curva.

Ed io

l'osservo nascere così dal niente,

crescere sotto i miei occhi

e concludersi con un sospiro.

(maggio 2004)

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 16, 2005 11:41 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie
mercoledì, 16 novembre 2005

 Ho cominciato dalla biancheria. Sapevo di dover trovare un posto per ciò che non mi spettava più ed eliminare le intrusioni e gli oggetti che mi portavano ai ricordi. Ho aperto l'armadio a muro ho ripiegato e incellofanato tutto e poi  l'ho "loculato" in un baule verde. Non ce l'ho fatta a buttare tutto nelle immondizie; volevo tenermi il sarcofago in casa così non avrei avuto rimpianti in una storia finita.

Sono uscita nel primo pomeriggio di una giornata scaldata da un tiepido sole,  giornata ideale per cambiare colore ai capelli, magari rosso  tiziano come le foglie degli alberi in autunno!

Non ci sarebbe stato più inverno per me e, quando meno te l'aspetti, succede di passare dall'autunno alla primavera!

 

 

(novembre 03) 

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 16, 2005 11:31 | Permalink | commenti
categoria:ritratti, affrescando
martedì, 15 novembre 2005

 Il cantiere è aperto, stiamo lavorando per voi. Ci scusiamo per il disagio - sta scritto su quel cartello. Tu sei seduta sull'autobus di linea che ti porta al lavoro. Questa mattina non leggi il libro che di solito porti nella borsa: c'è troppo rumore, tutti chiaccherano volentieri, è carnevale.Rileggi il cartello prima che l'autobus curvi e si immetta in un strada parallela, sorridi mentre pensi ad uno slogan per te. "Attenzione. Il mio cantiere si è riaperto ed io sto lavorando per una donna in rinascita: me stessa. Abbiate pazienza per il disagio ma sto lavorando anche per voi."

Sono ricordi ormai lontani quelli di quando guidavi quell'auto su strade più o meno dritte  o ti imponevi quelle faticose camminate in montagna lungo sentieri sassosi per misurare il punto più vicino alla vertigine.

Eri una nuova Aracne che tesseva la propria ragnatela: "non saprai nulla di me e non voglio sapere nulla di te. La ragnatela è solo mia e dall'alto io ti sto a guardare."

Arrivò anche il giorno che ti guardasti in uno specchio per cercarti: non sapevi più chi eri. Estranea a te stessa.Era arrivatao il momento di lasciare il mondo delle ombre governato da Ades per ritornare al suo opposto che è la vita. Ti armasti di vanga, zappa e cominciasti a scavare giù, sempre più in fondo in quell'inconscio magmatico e tellurico cercando di estirpare quella lunghissima radice che era dentro di te. Dovevi dare un senso al dolore. Fu un lavoro lungo e meticoloso, tirasti fuori tutti i tasselli, piccoli come coriandoli e cercasti di ricomporre il tuo puzzle. I pezzi colorati erano ormai pochi; dovevi fare in fretta, del resto avevi calpestato una mina antiuomo e dovevi ricomporre i tuoi brandelli sparsi.

In quel preciso momento iniziò l'avventura più bella: rinascere.

 (19,febbraio,2004)

 

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 15, 2005 11:12 | Permalink | commenti
categoria:ritratti, affrescando
martedì, 15 novembre 2005

Don Camillo guardò in su verso il Cristo dell'altar maggiore e disse "Gesù al mondo ci sono troppe cose che non funzionano"

"Non mi pare" - disse il Cristo - "Al mondo ci sono soltanto gli uomini che non funzionano. Per il resto ogni cosa funziona perfettamente"

(Giovannino Guareschi)

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 15, 2005 10:26 | Permalink | commenti
categoria:vite
martedì, 15 novembre 2005

.. la lingua è rotta

sarai tu a cantare per me?

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 15, 2005 09:37 | Permalink | commenti
categoria:pensieri spettinati
lunedì, 14 novembre 2005

Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di stoffa e mi regalerà un pezzo di vita,
probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico.

Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più, andrei quando gli altri si fermano,
starei sveglio quando gli altri dormono, ascolterei quando gli altri parlano e come gusterei un buon gelato al cioccolato!!

Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei semplicemente, mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si sciogliesse al sole.

Dipingerei con un sogno di Van Gogh sopra le stelle un poema di Benedetti e una canzone di Serrat sarebbe la serenata
che offrirei alla luna.
Irrigherei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e il carnoso bacio dei loro petali.
Dio mio, se io avessi un pezzo di vita non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo.
Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e vivrei innamorato dell`amore.
Agli uomini proverei quanto sbagliano al pensare che smettono di innamorarsi quando invecchiano,
senza sapere che invecchiano quando smettono di innamorarsi.
A un bambino gli darei le ali,
ma lascerei che imparasse a volare da solo.

Agli anziani insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.

Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!

Ho imparato che
tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata.

Ho imparato che quando
un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di suo padre,  lo tiene stretto per sempre.

Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardarne un altro dall`alto al basso solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi.

Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma realmente, non mi serviranno a molto, perché quando mi metteranno dentro quella
valigia, infelicemente starò morendo."


bertold brecht

 

 

 

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 14, 2005 15:53 | Permalink | commenti
categoria:poesie
domenica, 13 novembre 2005
Mi sono ribellata con odio.L'odio, l'ho covato sotto la cenere per anni  e poi l'ho fatto esplodere. Non ho aspettato più.  La causa?  Mi sono sentita abbandonata e disprezzata. Mi avete impoverita socialmente ed economicamente, bastardi. Non ho un futuro, un avvenire, mi avete tolto perfino i sogni!
Risparmiatemi le vostre scuse,  i mi dispiace e le finte promesse, non so che farmene della vostra ipocrisia.
Vi siete accoriti di me solo quando ho iniziato a incendiare uno dei simboli del vostro successo:  Madame o Monsieur l'automobile.
Avanti, mass media inquadratemi così,  intervistatemi giornalisti di  talk show ..... volete sapere se il mio è un atto simbolico? In parte, si,  visto che brucio il vostro status simbol.  Ma, scusate,  l'emergenza casa non vi dice niente? Il fatto che non basta uno stipendio per pagare l'affitto di un misero bilocale e che la ridistribuzione della ricchezza produce sempre più poveri, non vi preoccupa? La costruzione dei quartieri ghetto nelle grandi città secondo voi cosa producono? Odio, signori, odio.
Siete tutti coinvolti e non siete assolti anche se avete nascosto i scheletri della vostra coscienza negli armadi come l'ultimo film di Haneke "Niente da nascondere".
Il vero problema non è nel degrado delle periferie, nei bassi livelli di vita e di vivibilità dei quartieri, questi sono solo i risultati più evidenti di un malessere. Il vero problema è la mancanza di un progetto politico che colga la sfida di collegare lo sviluppo economico e le aree urbane secondo principi di equità e di giustizia.
Le città sono cresciute, la campagna si è fatta metropoli senza passare per la città. 
Ma ve lo devo dire io?            
postato da: SPETTINATA alle ore novembre 13, 2005 18:36 | Permalink | commenti
categoria:ritratti, affrescando
sabato, 12 novembre 2005
E così.
La prospettiva si sta spostando dal corpo alla mente.
A generare quell'attrazione fu  la mente lì,lì  dov'era anche il corpo.

L'ho imparato.

Per  mantenere un equilibrio instabile bisogna starci "con la testa".
Non serve ripetere  la vita,
bisogna ri-viverla senza imitazioni,
re-inventarla ogni volta
in un  grande amplesso recitativo.
postato da: SPETTINATA alle ore novembre 12, 2005 20:50 | Permalink | commenti
categoria:sassi parlanti
venerdì, 11 novembre 2005

 Ci fu un tempo in cui abitammo pianeti diversi

e le parole ne uscivano contorte e incomprensibili

Ci fu un tempo dove la voce del nulla rimbombava atona

vagiti di un'assenza nell' attesa di un sussurro d'amore.

Ci fu un tempo in cui gli altri ci invidiavano

e, noi, ostentavamo la nostra unione come un trofeo

Ci fu un tempo che vidi la mia vita come un serial killer

ma i morti non muoiono e parlano ancora

Ci fu un tempo in cui uscì una musica composta da lui

e recitata da me.

(10 febbraio 2004)

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 11, 2005 13:55 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesie
venerdì, 11 novembre 2005

 Flora, avevi ragione tu.  

Il mio matrimonio era finito tanto tempo fa. L'unica che non l'aveva capito ero io. E' un classico: tutto normale e regolare. Il copione non cambia: ti tradisco ma ti amo. Lui amava la sua vita; non voleva cambiare niente o meglio l'unica cosa che voleva cambiare ero io. Non so se mi ha anche odiato, maltrattato mai. Io, giorno per giorno, sparivo: c'ero ma non c'ero. Per lui non ero più la realtà, la quotidianità ma una delle tante cose che gli giravano intorno. Un satellite.

Un giorno mi sono guardata allo specchio ed ho visto che quella donna non ero io. Mi sono sentita logora e grigia. Spenta. Avevo perso i colori. Ero diventata un indumento liso, uno di quegli indumenti che non si indossano più ma che non si buttano via. Continuava a chiedere tempo perchè voleva entrambe ma io, cristo, perchè dovevo dargli tempo? E per cosa? Sono statta un ostaggio, Flora, un ostaggio in attesa di giudizio: mai con la testa china però. Le mie emozioni non erano più le sue, non mi voleva più ma, in compenso, voleva la nostra vita in comune.

Aveva un'amante e dire la verità era un lusso che entrambi non potevano permettersi; mentire diventò virtù, mentire diventò una buona azione! Tradire la fiducia che qualcuno ha riposto in te all'inizio non costa nulla. C'è sempre una scusa, un buon motivo per giustificare il nostro comportamento.

Quando lui ha deciso di lasciarla non ha voluto nulla indietro: a lei lasciava i diritti d'autore,  mentre a lui restavano i diritti di proprietà.

I ricordi permangono, purtroppo. Non si dimentica. Nel  frattempo sono diventata il giardiniere di me stessa: ho tolto le erbacce ed ho seminato nuove piante. Sono rinata Flora, sono rinata.

Margot

(9 dicembe 2002)

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 11, 2005 13:39 | Permalink | commenti
categoria:ritratti, affrescando