martedì, 31 gennaio 2006

 E così alla soglia dei ..... mi sono iscritta allo S P I N N I N G , una delle ultime novità dei centri fitness e nelle palestre. Pedala Donna, pedala!  in questo mix fra ricerca di forma fisica e divertimento. Pedala, Donna, pedala!

Stai al chiuso e pedali in gruppo con un istruttore che ti incita e al ritmo di musiche che sottolineano il ritmo da tenere: salita, discesa, pedala Donna, pedala, salita .......

Non è per tutti, sto spinning,  richiede un grande impegno e la latticemia talvolta ti riporta bruscamente a fare i conti con le tue effettive possibilità, ma appunto perchè non è per tutti ti senti, ti senti ..........pedala, Donna pedala e brucia.

Luci soffuse, musica,  ora suadente e ora incalzante, una voce calda che sottolinea il ritmo: " seated flat, seated climbing, jumping, standing flat, standing climbing, jumping"

 

 

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 31, 2006 15:33 | Permalink | commenti
categoria:affrescando
domenica, 29 gennaio 2006

Prendo alcuni "passaggi" dall'articolo di Elisa, amica di scrittura, per ricordare anche sul mio blog di una grande donna che si chiamava Amanda Knering o Cheneri e che in queste sue frasi ben mi rappresenta:

 

  Io sono di carattere allegro.
Ma mi sorprende sempre la mia risata.
Un oltraggio alla pretesa
di tristezza
e di dolore
che leggi di ieri,
di oggi ci hanno imposto,
tracciando strade precise.
ordinate e programmate
al disadattamento vitale
e io sono disadattata
a quelle strade
.. viaggio in senso vietato
controsenso
sono sommersa di multe
non concilio
perchè io non contravvengo
sono perfettamente in regola
con me stessa
...

 

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 29, 2006 17:15 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie, ritratti, vite
domenica, 29 gennaio 2006

Il ponte,un sottile serpente di cemento, corre alto sospeso su plinti squadrati, improbabili colonne di un immenso tempio pagano, e si perde in lontananza.
Sotto dimorano case  simili a scatoloni: rettangolari,anonime, precocemente invecchiate, squallide. In primo piano una distesa di asfalto, vuota e solitaria, e qualche macchina parcheggiata sui bordi.
Questa può essere un'immagine scattata da un aereoplano o da un angolo di una città: un sottopasso, un incrocio, una strada in salita, un nuovo edificio, un'autostrada, le torri dell'acqua,i gasdotti, le fabbriche i muri delle periferie. Dappertutto  è così!
Sono immagini vuote, luoghi solitari; istantanee di appartamenti che non hanno trovato inquilini nuovi.
Ecco cosa vede  quando si affaccia alle finestre del suo appartamento: immagini fisse da sembrare vuote ma che ti costringono a soffermarti sui particolari,i dettagli. Speculazioni,speculazioni edilizie, eterni becchini e levatrici insieme, delle città moderne.
Eppure lei, non li vedeva così. Il suo sguardo e la sua mente scorrevano come in un mondo visto dal finestrino o da un cruscotto di un'auto in corsa. Tutto è  fermo, ma allo stesso tempo tutto è liquido!
La città non sembra più avere confini interni ed esterni. Si è ormai dissolto il margine che separa centro e periferia colmando i  "vuoti di confine".
Tutti dormono in palazzi che appaiono privi dei serramenti che segnalano il passaggio tra il giorno e la notte: occhi senza palpebre, insonni, onirici. Domina la vita astratta e "si prova la sensazione del nulla".
Eppure in lei, nella sua immaginazione nasceva una città srprendente che le  sorprendeva sempre il cuore. Lo sguardo,come un obiettivo, che intravede attraverso una porta, una fessura,una pozzanghera. Una immaginazione erotica pervadeva la grande città e le sue periferie come nel film di Vittorio de Sica "Miracolo a Milano", ambientato in una baraccopoli eretta lungo la linea ferroviaria.
La città la eccittava ma anchela sfibrava, produceva passione e, allo stesso tempo, repulsione.
A differenza di quando viveva in campagna dove tutto si muoveva sull'onda delle stagioni, la grande città era diventata un registro, un documento, una memoria. "Più le città sono grandi", diceva, "più contengono ricordi. Le città sono romanzi, poesie, danze, teorie. Il fatto è che non sappiamo più riconoscere l'anima dei luoghi perchè la facciamo  coincidere con il passato e quasi mai con il futuro. Siamo malati di malinconia!"
Cosa può svegliarci dall'anestesia del luogo comune, del già visto, del consueto?
Una sguardo diverso, diceva, un clik per trasformare gli spazi vuoti,gli interstizi, il deserto in luoghi importanti e vivere meglio. Clik
postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 29, 2006 10:32 | Permalink | commenti
categoria:ritratti, affrescando
domenica, 29 gennaio 2006

Riprendo un tema che mi appassiona molto e che ho già affrontato in questo blog.
 IL TEMPO NON  PASSA. IL TEMPO COMINCIA, sosteneva Eluard.
Se il tempo non scorre, non transita, si consuma e consuma tutto ciò che gli sta attorno. La sua fiamma genera una luce infernale che arde ma non rischiara: un fuoco della mortificazione.
E' nella Poesia che si sprigiona la fiamma; oscillante senza sosta tra la luce del giorno e quella, non meno intensa, della notte.
E' un canto del non finire mai e del ricominciare sempre;
un'oscurità mirabile che ci avvolge di stupore per trovare l'entrata e non l'uscita. E' il rimanere bambini per "giocare a perdersi per tutta la vita".
Dimenticarsi di sè, dimenticarsi per ricominciare ogni volta la lenta, gioiosa fatica di quel tempo sospeso e incerto con il nome di poesia.

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 29, 2006 09:33 | Permalink | commenti
categoria:la bellezza
sabato, 28 gennaio 2006
Elisa, una mia compagna di scrittura mi ha inviato questa sua poesia.  A me è piaciuta molto!

Lo avrai Benedetto papa
la richiesta di perdono
che dalle donne ti aspetti
per quel cucchiaio
che l’ utero ha graffiato
scrostando la vita
che incauta  si è annidata
e con il sangue scivola
su cosce aperte allo sguardo
tra bianche mura
lacerandoci il cuore 

Lo avrai Benedetto papa
 la richiesta di perdono
per il crimine commesso
che solo dopo adeguato pentimento
dietro la grata del confessionale
 tu concedere potrai
Cristo sentendoti per la Maddalena 
ma  come chiederlo
a deciderlo tocca a noi

Non con la lingua dei filosofi
che della vita più non reca traccia
e della sua astrazione si fa scudo
per turare le orecchie ad ogni suono umano
Non con l’aria rarefatta di cieli lontani
dove è segregata come in una prigione
la tua religione che solo si nutre
di umana proiezione 

Non con il latino dei padri dubbiosi
che anima vi fosse in corpo di donna
e orasu marmorei altari tra nuvole rosate
innalzano sante e madonne
 con  gigli tra le bianche mani
o pargoletti addormentati su virginei seni
a  perenne dimora della femminilità 

Non con il fruscio del nero chador
appuntato sul bianco soggolo
che hai imposto alle tue serve,

 chiamandole serve del Signore
perché fosse chiaro da dove
hai mutuato l’abito dell’obbedienza 

Ma con parole rigate con la penna
intinta nel calamaio della rabbia e del dolore
per scrivere 

L’urlo lacerante della madre di fronte
al corpo del figlio sventrato dalla guerra
che il tuo cappellano ha benedetto
quando con le piume al vento
gioiva della prossima avventura 

  Il ciabattare  di piedi gonfi
in scarpe sformate per tanto cercare
figli spariti nei gorghi dell’oceano
mentre i tuoi prelati benedicevano il boia
e chi ha levava un grido di condanna
è stramazzato sull’altare insanguinato
e mai è stato santificato 

Gli occhi vuoti e il corpo piagato
a cui anche un  velo di plastica hai negato
di donne che nel lazzaretto africano
da seni vizzi il latte infetto spremono
per i futuri orfani e invano tendono la mano
a multinazionali protette
da un assassino che prega ogni mattino
 
 L’angoscia della straniera
 sfuggita alla furia del mare
di perdere un riparo precario
il pianto del neonato nel cassonetto
 il grido spezzato della donna violata
dietro il cespuglio
 il sangue dello sfregio del rasoio
 sul viso della prostituta ribelle
lo strazio della bambina
a cui hanno cucito la vagina
il puzzo di carne  bruciata
dell’araba in nome dell’onore
chè ogni religione per le donne  in comune
ha di castità e obbedienza l’ossesione 

Lo sguardo smarrito della ragazzina
che ha giocato all’amore sui banchi di scuola
il pianto e la vergogna di bambini
violati da tuoi preti
nelle canoniche profumate di incenso
a cui hai imposto la castità
ma che hai protetto con l’omertà
finchè lo scandalo non vi ha travolti 

 La fatica di donne sole
che vedono sfiorire i loro sogni
allevando figli di maschi
 che non sanno  esser padri
donne a cui politicanti bugiardi
alla ricerca del tuo consenso
offrono elemosina e negano uguaglianza
donne che crociati di astratti principi
e negatori di concreta umanità
vogliono ricattare con la colpa
che da sempre su  loro ricade
mentre il compagno se ne va assolto
            nella sua maschia sessualità
queste donne, se vorrai incontrare
tutte insieme ci ritroverai
vicine e lontane con la stessa passione
 opponendo alla tua ipocrita religione
la dignità della nostra autodeterminazione
postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 28, 2006 20:53 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie
venerdì, 27 gennaio 2006

 "Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, dovunque essi siano, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita ad ogni costo, ma di come la si conserva. [...]Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere" (Etty Hillesum, campo di Westerbork).

E per non dimenticare, dimenticare, dimenticare, suggerisco di visitare Unità di crisi  e QUI.

Quali furono le altre popolazioni perseguitate dai nazisti?
zingari
serbi
testimoni di Geova
omosessuali
tedeschi oppositori dei nazisti
partigiani e resistenti di tutte le nazionalità
delinquenti
slavi
malati di mente
disabili e asociali come ad esempio mendicanti, vagabondi e venditori ambulanti
.

 

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 27, 2006 10:13 | Permalink | commenti (1)
categoria:vite
martedì, 24 gennaio 2006

              Il pistone si infilò nel cilindro, provocando un veloce fruscio, in quel frattempo le mie cellule erano invecchiate di qualche millesimo di secondo. La consapevolezza ci rende forti o deboli?

 "E' difficile starmi vicino!" gli dissi una volta. "Lo so" mi rispose "sei impegnativa ma per questo sei così  stimolante!."
Che cosa ci fa invaghire di un altro essere umano?Quello che ci svela o quello che ci nasconde?
"Mi piaci molto" disse " sai essere speciale".


I suoi occhi erano trasparenti, lo osservavo minuziosamente mentre boccate d'aria fresca mi scendevano a lenire la mia ansia. Il suo sguardo si stava posando  su un vecchio edificio, ormai diroccato. Delle piante rampicanti lo avevano assalito e si stavano cibando delle sue mura. Macchie di intonaco color cipria disegnavano delle mappe sui muri a vista. Una nuova geografia.  "Chissà chi abitava in quella casa?, mi disse, e se avevano un Dio o più Dei .. a differenza di chi, come te, è agnostico."  Ecco, un Dio contro il quale adirarci nei momenti di disgrazia e di dolore.

 Lo guardai e pensai a quel suo misurar le parole, alla sua capacità di sviscerare le cose, di entrare nei dettagli invisibili agli altri, alla sua  capacità di sezionare il pensiero, al vedere i particolari di cose e stati d'animoche ad altri, me compresa, sfuggivano.
Avevo trovato l'Amore, quello vero. Carlo era un uomo davvero speciale, anche se non glielo dissi mai.

Il pistone entrò ancora una volta nel cilindro. Cioè l'aveva fatto innumerevoli volte, ma questa volta me lo stavo figurando ancora. Quel cilindromeccanico che si infila in una teca ciclindrica. Guidavo tranquilla. La macchina tagliava l'aria fredda, come se provasse un piacere carnale nel farlo. Leggeri sussulti scuotevano l'abitacolo nell'istante in cui mi sono immessain una strada sterrata. Le  note dei Pink Floyd vagavano rimbalzando tra i parabrezza come onde morbide e perdute.  Alla mia sinistra  sterpi stopposi, colpiti da un gelido sole. Sul lato destro il mare. In lontananza, in alto, dei pini marittimi rompevano la monotonia delle colline che erano color corda  ma che presto sarebbero diventate verdi e ocra. Il cielo era sereno e  mi sentivo scrutata e spogliata.

Ora, il silenzio mi apparteneva più che mai.

"Promettimidi non sentirti come chi si trova su un cornicione del quarto piano e si sente semzasperanza" mi sussurrò "Non è difficile fare un salto nel vuoto, quando non vedi alternativa, ma l'alternativa c''è ed è quella di ridiscendere le scale. Promettimiche ridiscenderai le scale!" Indossava una camicia a quadretti rossi e blu, che profumava di sapone di Marsiglia. Mi abbracciò fortee tremava. Io promisi, avrei ridiscesole scale se maimi fossi trovata sul cornicione.

Mi girai, presto sarei stata ancora vicina a lui e avrei immerso le mie mani nel suo corpo. E se il dolore fosse una specie di tassa sulle relazioni umane o sulla loro mancanza?

 Arrestai la macchina su uno slargo in terra battuta. Il mare si infilava formando un'ansa che arrivava quasi alle ruote della macchina e sbatteva le onde su degli scogli spigolosi. L'acqua si srotolava sul tratto sabbioso della spiaggia,  mentre le onde percuotevano le lucide pietre.

Presi l'anfora e mi incamminai verso uno scoglio,. le onde sollevano spruzzi e macchiavano di bianco il cielo.
Aprii l'urna e chiusi gli occhi, infilai la mano ed alzai al cielo un pungo chiuso e rancoroso. Cosa sono io senza di te? Ma dov'era Dio a cui tu credevi? Non volevo aprirla quella mano minacciosa verso il cielo ma piano, piano si schiuse da sola e tu scivolasti via su quello scoglio, fino ad arrivare al mare..

Una splendida pioggia di cenere, minuscole particelle che si lanciavano  in una danza.

Il vento parve bloccarsi, come una piccola nube grigia. Poi quella polvere piovve.

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 24, 2006 09:30 | Permalink | commenti
categoria:affrescando
martedì, 24 gennaio 2006
per chi è curioso .......... "cuccare" QUI
postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 24, 2006 08:51 | Permalink | commenti
categoria:pensieri spettinati
lunedì, 23 gennaio 2006

 Ha cominciato dalla biancheria. Sapeva di dover trovare un posto per ciò che non le spettava più ed eliminare le intrusioni e gli oggetti che la riportavano ai ricordi. Cominciò con un sospiro mentre apriva le ante dell'armadio a muro, poi iniziò lentamente a tirar fuori tutte le "sue" cose personali adagiandole, con cura, sul letto.


Inventario:  tre cappoti, 13 giacche, 20 pantaloni, 38 camicie, 29 cravatte, 5 papillon, 50 calzini, 3 pigiami, 1 accappatoio, 43 mutande, 2 tute, 7 ferlpe, 2 giacche a vento, 2 impermeabili, 25 maglie, due berretti, 1 smoking, 17 paia di scarpe, 5 sandali,  11 costumi da bagno, i paio di pinne e gli zoccoli del Dr. Scholl col la tomaia verde, quattro orologi, 1 fermacravatte, i paio di gemelli, 1 accendino Cartier,1 boccetta di parfum por homme Cartier, il rasoio, la schiuma da barba, il manicure, la crema antirughe per il viso, il passaporto, la patente, la carta di identità, la carta di credito, le scarpe da ginnastica, lo zaino e due biglietti aerei per Caracas.

Procedeva con la lentezza del rito piegando e ripiegando tutto in maniera ordinata prima di infilare ogni indumento nei sacchetti di plastica trasparente. Non ce l'aveva fatta a regalare tutto alla Caritas, non voleva lasciare tracce del passato. Ha riposto tutto in un grande baule verde che sarebbe stato cementato nel muro assieme a "tutto il resto". Un sarcofago in casa per non aver rimpianti: nulla sarebbe uscito dalla porta di ingresso

Un lavoro di un'intera notte.

Stava albeggiando e la giornata prometteva SOLE FREDDO. Tra un mese sarebbe entrato il nuovo proprietario di quella casa ma lei sarà già lontana verso un SOLE CALDO.

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 23, 2006 09:19 | Permalink | commenti (1)
categoria:ritratti, affrescando
sabato, 21 gennaio 2006
.. dall' oscuro disegno
tremulo un bagliore
dischiude
e il buio
a gocce si spegne.

All'interno di palafitte
di silenzio,
una voce stonata
urla insoddisfatta.

Su vetri opachi,
su superfici fredde,
su specchi vestiti di vapore

il mio dito va disegnando
sul mio cuore avvolto da una spirale.
postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 21, 2006 19:11 | Permalink | commenti
categoria:poesie
giovedì, 19 gennaio 2006

Com'era nostra abitudine, siamo partiti per tempo: alle sette e un quarto eravamo già in autostrada.
Ci sorridiamo complici; a nostro figlio non è mai piaciuta questa nostra abitudine di fare "tutto con ragionevole  anticipo"
Non ci ha mai perdonato le levatacce  per prendere il primo treno verso la riviera o per le escursioni in montagna.
Alex, nostro figlio, è un ricercatore e tra qualche settimana partirà per gli Stati Uniti, là "i cervelli"  non se li fanno scappare. Sono anni che lavora, anche dodici ore al giorno, alle università di Padova e Milano guadagnando  una miseria e perciò ha accettato questo incarico a Houston.
Doveva già partire un paio di anni fa ma poi Pino si è ammalato e lui ha voluto aspettare, per vedere lo sviluppo delle cose, aveva detto .
Mentre lo guardo di sbiego, Pino mormora "Ma hai visto, Maddy, quanto traffico? Siamo già in colonna ed abbiamo percorso solo 30 chilometri!" In effetti sto andando pianissimo.  "Meno male che siamo partiti per tempo: Padova non è così lontana" gli rispondo.
Pino accende la radio con la mano destra, cerca la frequenza di isoradio per avere informazioni sulla viabilità. Da un paio di anni mi sorride in sbiego: l'ictus  gli ha lasciato  un sorriso che sembra un ghigno. Tutta la parte sinistra ne è stata colpita, anche se in maniera lieve, e da allora non si sente di guidare.

Fu improvviso hai detto sto male la testa mi scoppia aiutami ho chiamato la Croce Rossa urlando al telefono mio marito sta male e quando sono arrivati ti hanno caricato su una lettiga e siamo andati all'ospedale con le sirene spiegate e il lampeggiatore blu sul tetto dell'ambulanza appena in tempo hanno detto i medici vedrà signora recupererà molto.

"Ma dove siamo?" chiedo. "Quasi ad Affi", mi risponde.
Guardo l'orologio sul cruscotto: le 12,45 e siamo ancora in colonna.
"Ma cosa sarà successo?" chiedo "isoradio che dice?"
"Non ti sei accorta che ho spento la radio, il Presidente del Consiglio parlava anche lì"  mi dice Pino "Maddy non ce la faremo. Siamo solo al  Garda. Ti ricordi quando siamo venuti in viaggio di nozze? Avrei un'idea Maddy..."
Non riesco parlare, mi stanno venedo le lacrime agli occhi; oggi Alex ha organizzato una grande festa per i suoi 35 anni e noi non ci saremo.
"Maddy" continua Pino "che ne dici se telefoniamo ad Alex, gli diciamo che ci fermiamo qui, sul Garda. Magari, ci cerchiamo un albergo e festeggiamo noi due. Andiamo domani da Alex! Oggi è in compagnia con i suoi amici, quanti ha detto che sono?"
"una cinquantina" rispondo senza emozione.
"Domani sarà tutto per noi, Maddy.  Usciamo da questo inferno, mi sembra di soffocare, sembriamo tante pecore!"
"Ma è la sua festa!", rispondo con voce smorzata.

Pino accarezza la mia mano sul volante e mi dà un bacio sulla guancia "sono sicuro che Alex approverà". Metto la freccia a destra.

Lasciamo quella lunga coda di macchine che, pare, non finire mai. 

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 19, 2006 07:59 | Permalink | commenti (1)
categoria:ritratti, affrescando
mercoledì, 18 gennaio 2006

Io non sono moderato!
Se cercate un moderato state attenti a votare per me, perchè con me si rischia!
Ma veramente volete un sindaco moderato?
ll moderato è forte con i deboli e debole con i forti.
Il moderato finge di risolvere i problemi senza affrontarli! I
ll moderato chiude un occhio sulle speculazioni edilizie.
Il moderato caccia gli inquilini dalle case in centro e poi le rivende ai magnati della speculazione.
Il moderato trasforma in ghetto la periferia.
Il moderato accetta una scuola per ricchi e una per i poveri.
Il moderato lascia intristire la città e applaude ai grattacieli, dove non si vedono bambini che giocano e gente che pedala in bicicletta.
Il moderato teme di dispiacere ai cittadini che contano e non concede la parola a quelli che non hanno voce.
Il moderato non cambierà mai nulla
.
Il moderato non risolverà il problema dell'inquinamento.
Il moderato non vi libererà dal traffico, dal milione di automobili spernacchianti che hanno trasformato la città in una camera a gas.
Oggi sembra che non essere moderati sia un difetto o un delitto; oppure che sia un privilegio dei giovani.
Ma ci vogliono tanti anni ... per diventare veramente giovani
Nessun moderato ha mai fatto la storia, e nessun moderato ha mai preso un Nobel.
Io non sono un moderato.
Sarò un sindaco che rischia perchè credo che il rischio del cambiamento sia l'unica risposta corretta per chi investe il suo voto in un progetto per Milano.
Se scegliete di votare per me, rischiate molto .... rischiate persino di trovarvi finalmente a vivere in una città migliore!"


Dario Fo   

 

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 18, 2006 11:51 | Permalink | commenti
categoria:vite
lunedì, 16 gennaio 2006

Per quanto la tua vita possa sembrarti bella c'è sempre qualcosa che non potrai mai avere.

Tra l'amore e il desiderio, tra tutto e niente, tra la colpa e l'innocenza c'è un punto di non ritorno.

Non esistono piccoli segreti  

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 16, 2006 13:46 | Permalink | commenti
categoria:sassi parlanti
sabato, 14 gennaio 2006
“BALLATA DELLE DONNE”di Edoardo Sanguinetti


quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli, le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia:

quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace:

quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire:

perché la donna non è cielo, è terra,
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui dentro il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente:

femmina penso, se penso l’umano:
la mia compagna, ti prendo per mano:
postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 14, 2006 18:50 | Permalink | commenti
categoria:poesie, x me
venerdì, 13 gennaio 2006

 

Esiste un momento in cui possiamo dire che la letteratura vince? Certamente quando viene letta, ma soprattutto quando scopriamo che un romanzo, un racconto o una poesia servono, più di ogni ragionamento, di qualsiasi astrazione o approfondimento teorico e intellettuale, a capire e ad affrontare la realtà. Insomma anche il manager vuole storie: fantasia, invenzione e narrazione aiutano a comprendere, meglio di tante teorie numeri - - slides, i rapporti e i conflitti personali nel mondo del lavoro. Romanzi e poesie sono considerati elementi essenziali nella formazione di chi deve organizzare e dirigere un'impresa.

E così nei vari corsi, ai quali ho partecipato, l'avvicendamento al vertice aziendale o il rinnovamento di sistemi potevano essere visti come la "storia epica" di un eroe alle prese con nemici e imprevisti terribili oppure che il disagio di coloro che soffrono i carichi di lavoro troppo pesanti o l'indebolimento del proprio ruolo sono "storie di oppressione" se non addirittura "storie di traumi" quando le ferite psicologiche sono particolarmente forti. Ma anche "storie comiche" che rivelano quali sono i nodi più forti della vita aziendale, quelli sui quali non è neppure possibile scherzare, o "storie romanzesche" in cui persone hanno dato grande prova di cavalleria e generosità reciproca.

Le storie si ricordano, le storie appassionano, le storie descrivono la complessità senza doverla verbalizzare. L'utilizzo delle metafore e dei simboli presenti nelle narrazioni per aiutare chi lavora a riflettere e a raccogliere le idee sulla propria condizione ma soprattuto come esperienza in grado di sviluppare una maggiore capacità di visione, e così Ulisse ci parla dell'importanza di sapersi dirigere verso direzioni inedite, Sherlock Holmes è il modello da seguire per sviluppare l'attenzione ai particolari apparentemente più inutili , Don Chisciotte  diventa il simbolo di un'autonomia creativa .........

La letteratura non solo vince ma aiuta a vivere.

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 13, 2006 15:49 | Permalink | commenti
categoria:sassi parlanti
giovedì, 12 gennaio 2006

 Ecco la parola che descrive il mio stato d'animo di disorientamento, inquietudine ed esilio: dépaysement.  Spossatezza ecco ciò che provavo quando  tornai a Parigi da  Saigon.

Mi chiamo Elena Devulina Diakanoff, sono russa, ed ho sposato due grandi uomini: Paul Eluard che mi dedicò bellissime poesie d'amore e Slvador Dalì che mi chiamò Gala e diventai, fino alla morte, la sua musa. la morte. 

Fu un amore forte, fatto di passione e complicità. Un amore unico; nè folle nè visionario ma sfacciattamente libero.

 "Amore mio, ti amo tanto che ti regalo un castello" e il castello di Pubol fu il suo dono d'amore più bello.  Un rifugio solitario, un luogo segreto, misterioso, privato, austero nel mobilio e di grande bellezza. Un rifugio tutto mio per vivere con lui una specie di amor cortese. Ci incontravamo come due amanti. Quando morii nel 1982 fui sepolta in una sala nel sotteraneo del castello e Salvador, il Grande,  si ritirò in solitudine aspettando la morte che ci avrebbe di nuovo unito.

Sapete, la vita è un viaggio e il mio fu meraviglioso: Paul Eluard con le parole e Salvador Dalì con le immagini e l'estro.

Surrealismo, ecco il periodo in cui vivemmo ma credetemi è tutto vero.

Gala Dalì

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 12, 2006 20:53 | Permalink | commenti
categoria:vite
giovedì, 12 gennaio 2006

Supponiamo che abbiate due vacche ....

Socialismo: hai due vacche. Il tuo vicino ti aiuta ad occupartene e tu dividi il latte con lui. Comunismo: hai due vacche. Il governo te le prende e ti fornisce il latte. Fascismo: hai due vacche. Il governo te le prende e ti vende il latte. Nazismo: hai due vacche. Il governo ti prende la vacca bianca e uccide quella nera. Dittatura: hai due vacche. la polizia le confisca e ti fucila. Feudalesimo: hai due vacche. Il feudatario pretende la metà del latte. Democrazia: hai due vacche. Si vota per decidere a chi spetta il latte.  Democrazia rappresentativa: hai due vacche. Si vota per eleggere la persona che deciderà a chi spetta il latte. Democrazia di Singapore: hai due vacche. Ti prendi una multa per detenzione di animali in appartamento. Anarchia: hai due vacche. Lasci che si organizzino in autogestione. Capitalismo: hai due vacche. Ne vendi una per comprare un toro ed avere dei vitelli. Capitalismo moderno: hai due vacche. ne vendi tre alla tua società quotata in borsa utilizzando delel carte di credito aperte da tuo fratello sulla tua banca. Poi fai uno scambio delle lettere di credito con una partecipazione in una società soggetta ad offerta pubblica e nell'operazione guadagni quattro vacche beneficiando anche di un abbattimento fiscale per il possesso di cinque vacche. I diritti sulla produzione del latte di sei vacche vanno trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una società delle isole Caiman, posseduta clandestinamente da un azionista che rivende alla tua società i diritti sulla produzione delle sette vacche.nei libri contabili di questa società figurano otto ruminanti, con l'opzione per un ulteriore animale. Nel frattempo hai abbattuto le due vacche perchè sporcano e puzzano. Capitalismo selvaggio: hai due vacche. Fai macellare la prima e obblighi la seconda a produrre tanto latte come quattro vacche. Alla fine licenzi l'operaio che se ne occupava accusandolo di aver lasciato morire la vacca per sfinimento. Burocrazia: hai due vacche. Il governo approva un regolamento di igiene che ti impone di abbatterne una e di dichiarare la quantità di latte che ha prodotto l'altra. Il governo ti compra il latte e lo butta via. Infine ti fa compilare un modulo per dichiarare la vacca mancante. Femminismo: hai due vacche. Vieni multato per discriminazione sessuale. Cambi una delle tue vacche per un toro che però non produce latte. Surrealismo: Hai due giraffe. Il governo pretende che tu dia loro lezioni di flauto. Capitalismo europeo: hai due vacche. Il primo anno l'Unione europea tisovvenziona l'acquisto di una terza vacca. Il secondo anno vengono fissate le quote latte e tu paghi una multa per sovraproduzione. Il terzo anno l'Unione europea ti sovvenziona l'abbattimento della terza vacca. Monarchia Costituzionale Brittanica: hai due vacche. ne uccidi una per darla da amngiare all'altra. L'altra vacca diventa pazza. L'Europa ti sovvenziona per abbatterla. Tu la dai da mangiare alle tue pecore.

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 12, 2006 16:35 | Permalink | commenti (1)
categoria:pensieri spettinati
mercoledì, 11 gennaio 2006

  .. MI DISSE "al termine avrete espiato i peccati della vostra esistenza, ma avrete anche vissuto un'esperienza unica al mondo". Abbiamo camminato intorno al Kailash, montagna sacra a quattro religioni; sacra perchè intorno ad essa si può chiudere un cerchio di cammino senza essere degli alpinisti. Un cammino di riflessione e di suggestione mistico-religiosa. Diventa naturale che il cerchio della perfezione si chiuda in una dimensione collettiva, ma perchè la perfezione dovrebbe essere riservata al singolo?

Era curioso scoprire che guardavo questa montagna con occhi da pellegrina (o viaggiatrice) anzichè da scalatrice/alpinista. Non c'era rito e parola in questa sacralità era il cammino di giorni che diventava rituale lasciando le "bandierine di preghiere" che sventolando avrebbero recitato le preghiere al vento. Passo e parola. Io e la montagna. E' una sacralità priva di dei e di religione che mi costringe ad affidarmi all'unica entità o realtà che può sorreggerla: LA NATURA: qui esplicitata. esemplificata, raccolta, condensata nella montagna, in una montagna.

Ha una forma quasi perfetta (ricorda una piramide) ed esprime immensa potenza, anche i ghiacci la ornano ordinatamente. Si onorano rocce e pietre. Non è una montagna selvaggia con creste, dirupi e pareti; è una cupola regolare che riposa gli sguardi e invita alla presenza.

 

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 11, 2006 16:29 | Permalink | commenti (1)
categoria:la bellezza
martedì, 10 gennaio 2006

 Mi sono sempre piaciuti gli aquiloni, così leggeri e colorati, sempre alla ricerca del vento più favorevole per volare sempre più in alto. Un'amica di mia madre me ne aveva portato uno bellissimo dalla Cina: un grande drago rosso. Tenevo il filo ben stretto per non farmelo scappare correndo sui prati con la testa alta e il viso verso il cielo con i suoi nembi o i suoi cirri. Ma un giorno arrivò la sua fine. Rimase impigliato, fino alla sua consunzione, ad un cavo della luce. Sembrava un grande drago triste, perduto per sempre dall'umana impotenza. Perchè non l'ho lasciato volare liberamente quando mi resi conto del pericolo? Non volevo perderlo, ero sicura di diventare la sua sicurezza e invece l'ho perduto per sempre. Ora che ci penso è stata così tutta la mia vita; quando il filo lo tenevo io, non mollavo mai, fino a distruggere tutto per consunzione  ma, quell'unica volta che,  l'aquilone ero io e il filo lo teneva qualcun altro, sono stata abbandonata alla deriva di un cielo grigio pieno di nuvole di pioggia. 

Ho 67 anni e mi chiamo Terry Hekker. A voi il mio nome non dirà nulla, ma ho scritto un libro <<Ever Since Adam & Eve>> alla fine degli anni 70, quando milioni di donne di tutto il mondo bruciavano i reggiseni in piazza, urlando slogan femministi che inneggiavano all'emancipazione socio-economica femminile, io Terry Martin Hekker scrissi quel best seller consigliando, alle donne, di fare esattamente l'opposto. "Tornate al focolare domestico perchè il mestiere di moglie-mamma, anche se non retribuito, è il più appagante."  Credevo nell'eternità dell'amore e volavo alto facendomi cullare dai venti ma felice di essere tenuta ben salda ad un filo, sicura che non si asrebbe mai spezzato. Quel libro fu un anacronismo, un errore perchè  oggi sono i soldi il segno del successo e chi non li guadagna da sè è spacciato.

Sono una casalinga come tante, scaricata dal marito: sola, disoccupata, poverissima. Il giorno del nostro 40° anniversario di matrimonio, mio marito, padre dei nostri cinque figli e unico amore della mia vita, mi ha presentato come regalo l'istanza di divorzio. Poi è volato a Cancun con la sua giovane amante, mentre per pagare la riparazione del tetto io sono stata costretta a vendere l'anello di findanzamento. Improvvisamente tutte le virtù domestiche che ho tanto osannato un tempo non hanno più senso. Mi sento senz'arte nè parte, troppo tardi per cercare una laurea, una competenza o una carriera.

Il giudice, durante la sentenza del divorzio, mi ha esortato a frequentare a 67 anni un corso professionale e trovarmi un lavoro, quando nessuno vuole assumere degli anziani.

Comunque la mia è una storia a lieto fine: mi sono data alla politica e raccontando la mia storia (che è la storia di moltissime donne) e sono stata eletta Sindaco. La prima donna sindaco del mio paese Nyack nella stato di New York.

"Se avete una copia di quel stamaledetto libro, BRUCIATELA!"

 

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 10, 2006 08:18 | Permalink | commenti (2)
categoria:vite, affrescando
lunedì, 09 gennaio 2006

Scacco matto.

La mossa più veloce

1f3 - e 5, g4 Dh4.

Hai  trasformato ancora una volta

l'utile in inutile passando per il dannoso.

 

postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 09, 2006 15:59 | Permalink | commenti
categoria:pensieri spettinati