domenica, 30 settembre 2007
Trastulli da bambina. Ricostruire brividi.
Nella mente non sono mai gli stessi.
Vibravano come corde di un'arpa ora sfiorata
ora percossa dalla sincronia.

Ma così asettici nel rievocarli..

Si associano densità e leggerezza.
Si fondono contorni e fotogrammi.

Spezzoni di respiro. Disegnandolo con gli occhi.
Sinuoso, sinuoso, serpentino.
Lenta, snodata simmetria ..
Mutamento che sale di marea.
Perchè scompare il sapore del raggiunto?
Scivola l'ebbrezza ..

La mente uno schermo nero martoriato di suoni, di gesti irripetibili.
Irripetibili, ma ripetuti,
programmazione sadica, fredda voce di commento.

Che dice 'dimenticherai, tu pallida ombra di notte'.
Nessuno come te sa aprire le palpebre di scatto ..

Troppo affezionata a quell'oscurità
che bacia più forte di qualsiasi labbro.

Librarsi è sempre il prologo di uno stallo.
Eppure come persiste l'ardere di un solo tocco ..

Cosa ne è, della poesia tradotta in consuetudine?

Forse ciò che resta custodisce la formula.

Tra i palmi, dentro iridi frementi, palpiti incontrollati.

E' la Notte che chiama o sei tu?
E' la Notte che mi ama .. o sei tu?
postato da: SPETTINATA alle ore settembre 30, 2007 21:00 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie, x me
domenica, 30 settembre 2007

Sbiadisco.
Incontro un ricordo sulla mia strada e l'infilo al dito.
Simulacro di quel che fu.
Stupido significato che molti interpreteranno.

Sorrido, sbiadisco.

Ti incontro in una canzone, in una telefonata,
in parole profonde su di un foglio virtuale.
Ti abbraccio ogni istante,
con nel cuore la paura di aver fatto troppo o troppo poco.

Sorrido, continuo, sbiadisco.

Incrocio le spade e ripulisco del sangue,
domandandomi se la ferita avrà l'eco curativo che mi auguro.
Dispenso sorrisi con il dubbio di esser fraintesa
o di star esagerando ancora.

Sorrido, continuo, insito, sbiadisco.

Cammino su di un pavimento di uova.
Alcune le vedo incrinarsi, altre scivolare via, altre ancora reggere il mio peso.
Chissà quante si son rotte senza un mio cenno?

Sorrido, continuo, insisto, inganno, sbiadisco.

Parlo di Vita e parlo d'Amore.
Regalo concetti e assimilo visioni.
Eppur così poche volte posso dire ciò che è!

Sorrido, continuo, insisto, inganno, osservo, sbiadisco.

postato da: SPETTINATA alle ore settembre 30, 2007 16:56 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie
domenica, 30 settembre 2007
Vieni qui da brava, diceva la mamma con asciutta e controllata gentilezza, lascia in pace le persone. Guarda cos'ho qui di bello. E poi alzando un pò la voce, tutt'a un tratto caramellosa, oh, che bello, guarda! Guarda, che bello!
Non era bello. Quello che la mamma sventolava con la mano,non era affatto bello. E anche se lo fosse stato, i suoi occhi azzurrini, che avevano la fredda consistenza del vetro e la severa profondità del cunicolo che porta in cantina, scoraggiavano qualunque avvicinamento.

Era molto, molto più interessante lo scintillio multicolore, che proveniva dalla zona proibita. In particolare quella scatoletta in bilico, tutta un brillare e un luccicare, che presto sarebbe caduta e allora sarebbe stata decisamente irresistibile. Ma pure il resto meritava di essere guardato, esplorato, toccato.


Fuori era buio, ma non era certo il momento per avere sonno.
Vuoi un pò di banana, amore? Vieni che ti do la banana, tentava ancora la mamma, lanciando uncini sempre più melliflui e pericolosi. No, niente banana. Meglio una corsa in avanti, dentro al varco stretto che tagliava perfettamente, in due parti uguali, le molte file di poltrone in vellutto. Un'incursione oltre il lucido cappotto in simil-plastica rosso fuoco, infagottato e buttato di traverso su un bracciolo, a disturbare il passaggio. Via svelta, decisa, con gli occhi attenti, incurante del fremito continuo di un suolo in permanente movimento. Poi una pausa, un ripensamento.

Forse quella scorrazzata ardita era davvero troppo. Conveniva tornare indietro di qualche passo e controllare. Verificare cosa faceva la mamma, a questo punto. Eccola. Aderiva alla sua poltrona, ferma, composta, con la camicetta azzurra rimboccata nella gonna. Non si muoveva e sorrideva condiscendente davanti a sè, annuendo, anche se, di nascosto con gli occhi, continuava a ripetere insistente e nervosa gli stessi assillanti rimproveri, ti ho detto di venire qua, ti ho detto di non andare da quella parte, obbedisci una buona volta. Che c'entrassero forse quelle due faccione bonarie e tanto cortesi, un uomo e una donna, che aveva da un pò sedute di fronte? Bella bambina, la sua, signora, quanto le somiglia, ma sì la lasci fare, in fondo non fa nulla di male, dove vuole che vada.


Bene, nessun pericolo. E allora, altra incursione al di là del cappotto rosso, dove, a guardar meglio, si notavano pure le scarpe, rosse anche quelle, di vernice, con il tacco altissimo e strapiene di brillantini. Stavano su pavimento, appoggiate l'una all'altra. E sopra le scarpe c'erano i piedi, nudi, lasciati andare su una poltrona ed in continuo movimento. Battevano a turno il ritmo di parole quasi urlate, strisciavano sul velluto scuro e consumato del rivestimento, si accavallavano e toccavano anche terra, per brevi istanti, rischiando di travolgere ogni volta le scarpe rosse di vernice. Tutto si agitava senza sosta, in quello spazio meraviglioso. Le signore gesticolavano, ridevano, si alzavano parlando forte una lingua fatta di suoni accesi e imprevedibili e poi si ributtavano a sedere, ora su una poltrona ora sull'altra. Maneggiavano abilmente i cellulari colorati e pigolanti e toglievano dalle ampie borse cibo e gioielli, servendosene, offrendoli, spargendoli in giro. Le signore non si interessavano ai bambini, per cui era possibile guardarle davvero da vicino, senza imbattersi in appiccicose attenzioni, che bella bambina, come ti chiami, dov'è la tua mamma, dammi un bacino.

La scatoletta luccicante non era più in bilico, ma tra due mani agili con le unghie lunghissime, color amaranto. Le dita svitavano il coperchio dorato, sparivano oltre il bordo di vetro smerigliato e ricomparivano cariche di una schiuma arancione, odorosa di cocco. Un'altra donna di ripassava le labbra carnose con un tubetto azzurro e le strofinava tra di loro, le tendeva, le allargava e le frizionava ancora, per poi lasciarle riposare, lucide e protese in avanti. Qualcuna si spazzolava la voluminosa massa di capelli e tutte spruzzavano nuvole di profumo nei posti più strani.
Sembravano donne di panna montata, così rotonde e soffici, traboccanti e scomposte. A turno, affondavano con  assoluta semplicità dentro i loro abiti ordinari, per riaffiorare fasciate da indumenti succinti e sgargianti, come farfalle dal bozzolo. Si nascondevano un attimo  e si trasformavano in quelel leccornie formose e incredibilmente variopinte, che si trovano sui banchetti di dolci, soltanto alle sagre. Erano donne di panna e cioccolato, perchè sotto l'incarto si rivelavano scure, davvero scurissime. Nere.

E poi, senza preavviso, il suono prolungato di una lenta frenata e unrapido cambio di prospettiva, che ricomponeva in un unico grande quadro le singole porzioni di quel paesaggio incredibilmente rigoglioso. Potevo osservarle ancora meglio, dall'alto delle braccia della mamma, superando con lo sguardo gli alti schienali delle poltrone, che prima costringevano la vista in anguste striscie parallele. Fila dopo fila , ammiravo tutte le signore insieme, odorose, fluttuanti, smodate e immense.  Un'inquadratura fugace, dato che quel sollevamento sbrigativo, brusco e pizzicante per via del cappotto ruvido di mamma, aveva come unico obiettivo la porta d'uscita. Quanto pesi, dai, che dobbiamo scendere, brontolava lei, tenemdo nella mano libera la nostra valigia e la mia giacchettina rossa, appiattita tra i manici.

(Paola Cagol)


postato da: SPETTINATA alle ore settembre 30, 2007 16:25 | Permalink | commenti
categoria:affrescando
domenica, 30 settembre 2007

La matita scorrerà sul foglio bianco ..
Il suo segno (lieve, moderato, forte)
lascerà traccia quando ..

Quando si spezzerà un'emozione.

Terminerà quando ..

Quando il mio viso
Si confonderà tra i solchi grigi
Di una matita ormai spenta ..

L'Istante ..
Quell'attimo ormai perduto ..
Estensione del pensiero,
concretezza della parola,
in questa sfera di sordomuti ..
postato da: SPETTINATA alle ore settembre 30, 2007 15:07 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesie, x me
domenica, 30 settembre 2007
L'ennesimo rimpianto,
l'ultimo lamento,
il primo ricordo ..

Punte di lance sferrate nelle  viscere,
sangue gocciolante nell'eterno oblìo,
diversa collocazione della mente intelligente ..

Orizzonti immaginari oltre il tempo,
oltre la luce,
al di là dell'impossibile ..

(è successo tutto così in fretta ..
troppo veloce per capire,
troppo lento per ricordare ..)
postato da: SPETTINATA alle ore settembre 30, 2007 09:04 | Permalink | commenti
categoria:poesie, x me
domenica, 30 settembre 2007
Io non ti prometto qualcosa che non ho
quello che non sono e posso esserlo
anche se so che c'è chi dice,
per quieto vivere,
bisogna sempre fingere.

Non posso giurare che ogni giorno sarò
bella, eccezionale, allegra, sensibile, fantastica,
ci saranno dei giorni grigi
spero che tu mi capirai.

Io ci sarò.

postato da: SPETTINATA alle ore settembre 30, 2007 08:52 | Permalink | commenti
categoria:poesie, x me
sabato, 29 settembre 2007


Volerò in alto.
E da lassù, osservando la strada che hai scelto, riuscirò a comprendere che forse l'avrei scelta anche io. E tornerò ad amarti senza odiarti, a smettere di odiarti senza più amarti.


Volerò in alto.
E forse osserverò senza rabbia mia madre girare nel piatto la frittata, con lo stesso metodo che usa nel girare sulle mie spalle i suoi sensi di colpa.


Volerò in alto.
E forse saprò sorridere con più sincerità a quell'uomo severo e arido che temendomi, per paura di amarmi, non ama del tutto.


Volerò in alto.
E forse sorriderò senza pena nel vedere mio fratello pedalare sulla sua Vita, macinando chilometri insieme alle sue profondità; vivendo a pelo dell'acqua per respirare senza immergersi mai.


Volerò in alto.
E accetterò con più serenità il veleno gettato sul sorriso del mio Cuore e l'incapacità di molti di comprendermi.

Volerò in alto.
E guarderò con occhi migliori quell'Uomo lontano che sa apparirmi così perfetto da poterlo sognare.

Volerò in alto.
E magari mi osserverò dormire. Dormire e sognare. Sognare e Vivere. Vivere ed affrontare tutto quello che invece la veglia mi nega.


Volerò in alto.
E se sono fortunata incontrerò mia figlia e mio figlio e potrò spiegar loro che se non nasceranno mai, è per troppo amore.

Volerò in alto.
E non avendo più bisogno di tutta la mia serenità, la regalerò a quegli occhi che stanno piangendo dietro a un monitor.

Volerò in alto.
E se non sbaglierò strada, potrò baciare la fronte di chi su di una tastiera, parla di me chiamandomi Mamma.


Volerò in alto.
E magari comprenderò che i miei errori, non sono drammi. Che i miei sentimenti cattivi, non sono che parte della Vita. Che il Mondo non può che essere equilibrio tra Bene e Male.

Volerò in alto.
E forse saprò dire addio ai miei bisogni terreni che a volte sanno pesare come macigni sull'anima.

Volerò in alto.
E respirando l'aria pura, sentendo le note della mia canzone riempire lo spazio, il cielo, forse accetterò di essere solo una donna che ama troppo e magari per questo male.


Volerò in alto, sarò una fata.

postato da: SPETTINATA alle ore settembre 29, 2007 17:37 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesie, la bellezza, x me, zazie
sabato, 29 settembre 2007
Detonazione di un attimo.


E' lo specchio di me
che non vuol parlare di sofferenza.


Già avuto e già dato.



Vissuta in un groviglio di tenui colori
finchè un raggio di sole
ha illuminato il rame della composizione

postato da: SPETTINATA alle ore settembre 29, 2007 17:14 | Permalink | commenti
categoria:poesie
sabato, 29 settembre 2007
Vorrei scivolarti dentro senza farmi sentire.
Legarti senza stringere, amarti in silenzio.
Vorrei che ti accorgessi di me
sorprendendoti a pensare solo al mio viso,
desiderando solo la carne e il sudore.

Il calore delle mani.
Accarezzami la schiena,
sulle labbra l'umido,
dentro la bocca l'acqua purifica il desiderio.
Ci sono montagne più alte del sole nella mia anima.

(di Cristina Donà)
postato da: SPETTINATA alle ore settembre 29, 2007 16:49 | Permalink | commenti
categoria:poesie
sabato, 29 settembre 2007
Vorrei essere una goccia d'acqua
Vorrei essere la più piccola goccia d'acqua che esiste
Per potermi nascondere nella pioggia
E raggiungerti
In qualsiasi posto tu sia
Bagnando il tuo viso ti accarezzerò
Sarò la lacrima del tuo dolore
E quando mi assaggerai con le tue dolci labbra
Solo allora capirai quello che provo per te ..
Tutto questo non sarà mai!


Vorrei essere una goccia d'acqua
Per perdermi con la pioggia in un fiume
Il fiume delle mie lacrime
Attraverso la roccia vorrei disperdermi nella terra,
nel nulla
Vorrei perdermi nell'immensità del mare
Il mare di tristezza nel quale stò affogando
Ogni notte ti chiamo
Ogni notte brucio di dolore per te
Ma non mi rispondi

Vorrei essere una goccia d'acqua
Per infrangermi sugli scogli
Per perdermi tra i granelli di sabbia di una spiaggia

Vorrei essere una goccia d'acqua
Per lasciarmi trasportare dal vento
Ovunque
Ma lontano da questa vita

Vorrei essere una goccia d'acqua
Per riscaldarmi al sole
Ma il mio sole sei tu
E ti sento lontano
Sento un gran  freddo dentro me

Forse lo son davvero una goccia d'acqua
Si, una minuscola goccia d'acqua
Immersa nel mare del niente assoluto.
postato da: SPETTINATA alle ore settembre 29, 2007 16:17 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie
sabato, 29 settembre 2007



cadono lacrime di sabbia
dalla clessidra del tempo
scendono lievi e soffici
depositandosi sul terreno duro
ed aspro ..


fioriscono le rose appassite
depositando petali neri
sul terreno ricoperto di sabbia ..
soffia il vento estirpando l'erbaccia
arriva un'onda che pulisce la terra ..


e torna il nulla ....
postato da: SPETTINATA alle ore settembre 29, 2007 15:46 | Permalink | commenti
categoria:poesie
sabato, 29 settembre 2007
La Pantera si aggira fra le mura del Tempio della saggezza,
<indiscutibile passaggio>
Antica leggenda sepolta nelle viscere della terra,
<sospetto di iniziazione>

Ci possiede, ci anima ..
La catena si è arrugginita,
sganciata,
spezzata ..

I suoi smeraldi ci attirano nell'Ignoto
<perspicace intuizione>
L'estasi penetra nell'intimo,
perlustra l'inesistente macchina umana ..

Mi sta osservando,
mi chiama a sè,
è triste, sola ..

Fra quei gelidi megaliti, umidi e freddi,
Si aggira una Pantera nera ..
Fra quelle rovine, nude e spoglie,
ho fatto compagnia alla Solitudine ..

Un giorno (non ricordo quando),
in un tempo al di fuori della realtà,
in uno spazio senza confini,
il riflesso dello specchio,
nell'ombra del suo splendore,
nella lucentezza della sua trasparenza ..

Un giorno l'Oscurità vi penetrò e
l'Opacità annebbiò la sua immagine ..
<identità perduta>.
postato da: SPETTINATA alle ore settembre 29, 2007 15:05 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie
sabato, 29 settembre 2007
La vellutata notte
Mi ha donato una gelida carezza
Candida Innocenza

Macchiata di oleoso inchiostro
Le mie dita sporche di peccato
I miei occhi annegati nell'oblio
Regalo a questa Luna
Le mie parole
Cariche di desiderio
Pregne nel mio sangue immortale
Lo scorrere inesorabile
Del mio Tempo
Ed esso che con famelica crudeltà
Mi ha straziato e sedotto
Possa ora annullarsi
In gemme preziose ed incandescenti

Che fulgidamente incantano
La gelida anima mia
Chiamarla rivalsa dovrei
A questo continuo derubare

Ma dalle mie serafiche labbra
Soltanto un sospiro nasce e muore
Mentre nella mia mente
Echeggia un solo feroce pensiero
Accolgo così la devozione al Fato
Che serpeggia ora in me
Per avermi donato con disinteresse
L'intreccio di trama
Che mi ha avvolto e sbranato
Possa ora l'Alba avanzare
Su questo manto di candida quiete.
postato da: SPETTINATA alle ore settembre 29, 2007 08:21 | Permalink | commenti
categoria:poesie
sabato, 29 settembre 2007
Negli Scacchi non c'è Fortuna

Il Bianco attacca ed il Nero Difende

Essere Bianchi o Neri Non ha Importanza .. quando scatta l'Orologio Bisogna Muovere

Uno Stallo .. Spesso .. è l'Unica Vittoria che si Può Ottenere..
postato da: SPETTINATA alle ore settembre 29, 2007 07:30 | Permalink | commenti
categoria:poesie
venerdì, 28 settembre 2007
Ero  libera,
non ero tua,
mi hai amato solo
nella mia libertà.

Appesa
a un filo invisibile
in uno spazio
extratemporale

in

un equilibrio precario
e un'assoluta
assenza di peso.

Apnea del cosmo,
la mia.

Leggera. In volo.

Senza più soffitti
in
quel tuo sguardo
turchese.




postato da: SPETTINATA alle ore settembre 28, 2007 17:49 | Permalink | commenti
categoria:poesie, x me
venerdì, 28 settembre 2007
Quando ti ho vista arrivare
bello così come sei
non mi sembrava possibile che
tra tanta gente tu ti accorgessi di me.
E' stato come volare
qui dentro camera mia
come nel sonno più dentro di te
io ti conosco da sempre e ti amo da mai.
Fai finta di non lasciarmi mai anche se dovrà finire prima o poi
questa lunga storia d'amore
ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai.
Fai finta che solo per noi due passerà il tempo ma non passerà
questa lunga storia d'amore
--
Ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai
E' troppo tardi ma è presto se tu te ne vai.

(Gino Paoli)
postato da: SPETTINATA alle ore settembre 28, 2007 17:16 | Permalink | commenti
categoria:poesie, la bellezza
giovedì, 27 settembre 2007
.. e

a

volte

con

un

solo

pensiero

si

può

cambiare



stessi
..
postato da: SPETTINATA alle ore settembre 27, 2007 21:29 | Permalink | commenti (3)
categoria:pensieri spettinati, x me
giovedì, 27 settembre 2007

(Margritte)
postato da: SPETTINATA alle ore settembre 27, 2007 21:28 | Permalink | commenti (1)
categoria:la bellezza, x me
giovedì, 27 settembre 2007

L'assurda voglia di nascere diversa, di non essere ..
L'invincibile lotta contro il Niente,
contro il Nulla,
contro nessuno,
per nessuno ..

<si riduce ai minimi termini>

Uno strano meccanismo!
Agisce inconsapevolmente
sfociando in premature sofferenze,
disintegrando meteore in collisione,
annientando spazi in diverse ere ..

<l'Istinto sopprime la Ragione>

Emozioni insaziabili divorano l'involucro passivo ..
Discorsi incoerenti stabiliscono un aggancio impercettibile con la materia ..
Pensieri vacillanti celati in microscopiche cellule ..
Menti intelligenti fuggite dal futuro ..
Corpi inconsistenti in lotta per un'illusione ..

<l'impeto degenera in furia ossessiva quando la conoscenza viene  a mancare>

Il sangue circola nelle vene,
il corpo ti guida attraverso il tempo ..

<Embrione>

La Clessidra scandisce i tuoi ultimi secondi ..

<Metamorfosi di massa>

Lenti mutamenti,
freddi orizzonti,
grigi monumenti,
funesti presagi ..

Smembrato nell'anima
ti conviene proseguire?

Creatura della Notte,
Pantera ferita ..
Nelle penombra il tuo risveglio,
in trasparenza il tuo Riflesso ..

<E' successo tutto così in fretta! Troppo veloce per capire, troppo lento per ricordare>


postato da: SPETTINATA alle ore settembre 27, 2007 20:45 | Permalink | commenti
categoria:poesie
giovedì, 27 settembre 2007
Nora: Siedi, ci vorrà un pò di tempo. Devo dirti molte cose.
Helmer: (sedendo di fronte a lei) Mi fai paura, Nora. E non ti capisco.
Nora: Si, di questo appunto si tratta. Tu non mi capisci. Ed io pure non ti ho mai capito .. fino a questa sera. Ti prego, non interrompermi, Ascolta quel che ti dico. E' una resa dei conti, Torvald!
Helmer: Che cosa intendi dire?
Nora: (dopo un breve silenzio) Eccoci qui uno di fronte all'altra .. Non ti sorprende una cosa?
Helmer: Quale?
Nora: Siamo sposati da otto anni. Non t'accorgi che noi due, tu ed io, marito e moglie, oggi per la prima volta stiamo parlando di cose serie?
Helmer: di cose serie .. che cosa vuoi dire?
Nora: in otto anni .. e più ancora .. da quando ci siamo conosciuti, non abbiamo mai avuto un colloquio su argomenti gravi.
Helmer: avrei dovuto tenerti sempre informata di mille contrarietà che tu comunque non potevi aiutarmi a sopportare?
Nora: Non parlo di contrarietà. Dico soltanto che mai abbiamo cercato insieme di vedere il fondo delle cose.
Helmer: ma cara Nora, sarebbe forse stata un'occupazione adatta a te?
Nora: ecco il punto. Tu non mi hai capita. Avete agito molto male, con me, Torvald. Prima il babbo, e poi tu.
Helmer: Che cosa? Tuo padre ed io .. Noi che ti abbiamo amato sopra ogni cosa al mondo?
Nora (scuotendo il capo): Voi non mi avete mai amata. Vi siete divertiti ad essere innamorati di me.
Helmer: Ma, Nora, che cosa dici mai?
Nora: Sì, è così, Torvald. Quando stavo col babbo egli mi comunicava tutte le sue idee, e quindi quelle idee erano le mie. Se per caso ero di opinione diversa, non glielo dicevo, perchè non gli sarebbe affatto piaciuto. Mi chiamava la sua bambolina e giocava con me, come io giocavo con le mie bambole. Poi venni in casa tua ...
Helmer: Ti esprimi in modo strano a proposito del nostro matrimonio.
Nora: Voglio dire che dalle mani di papà passai nelle tue mani. Tu regolasti ogni cosa secondo i tuoi gusti, e così il tuo gusto io lo condivisi; o forse fingevo, non so neanch'io ..forse un pò l'uno e un pò l'altro, ora questo ora quello. Se ora mi guardo indietro mi sembra di aver vissuto qui come una mendicante .. alla giornata. Ho vissuto delle piroette che eseguivo per te, Torvald Ma eri tu che volevi così. Tu e il babbo siete molto colpevoli verso di me. E' colpa vostra se io non sono buona a nulla.
Helmer: Nora, sei assurda ed ingrata! Non sei stata felice qui?
Nora: No, non lo sono mai stata. L'ho creduto, ma non era vero.
Helmer: Non sei .. non sei stata felice?
Nora: No; sono stata allegra, ecco tutto. E tu sei stato molto affettuoso con me. Ma la nostra casa non è mai stata altro che una stanza da gioco. Qui sono stata la tua moglie-bambola, come ero stata la figlia-bambola di mio padre. E i bambini sono stati le bambole mie. Quando tu giocavi con me io mi divertivo esattamente come si divertivano i bambini quando io giocavo con loro. Questo è stato il nostro matrimonio, Torvald.
Helmer: C'è qualcosa di vero nelle tue parole .. per quanto siano eccessive ed esaltate. Ma d'ora in poi tutto deve cambiare. Il tempo dei giochi è passato, ora incomincia quello dell'educazione.
Nora: l'educazione di chi? La mia o quella dei bambini?
Helmer: L'una e l'altra, mia diletta Nora.
Nora: Ah Torvald, tu non sei capace di educarmi e di far di me la maoglie che ci vuole per te.
Helmer: e lo dici così?
Nora: Ed io .. son forse preparata al compito di educare i bambini?
Helmer: Nora!
Nora: Non l'hai detto poc'anzi tu stesso .. che non potevi affidarli a me?
Helmer: L'ho detto in un momento di irritazione! Come puoi farne caso?
Nora: Ma si; avevi perfettamente ragione. Non sono all'altezza del compito. C'è un altro motivo che devo risolvere prima. Debbo tentare di educare me stessa. E tu non sei l'uomo che possa aiutarmi a farlo. Bisogna ch'io m'industri da sola. E perciò sto per lasciarti.
Helmer: (balza in piedi) Che cosa dici?
Nora: Debbo esser sola per rendermi conto di me stessa e delle cose che mi circondano. Quindi non posso più rimanere con te.
Helmer: Nora!Nora!
Nora: Vado via subito. Kristine mi accoglierà per questa notte ..
Helmer: Tu sei pazza! Non lo farai! Te lo proibisco!
Nora: Ormai i tuoi divieti non servono a nulla. Porto via tutto ciò che è mio. Da te non voglio nulla, nè ora nè poi.
postato da: SPETTINATA alle ore settembre 27, 2007 20:16 | Permalink | commenti (1)
categoria:la bellezza