(Gandhi)
categoria:sassi parlanti, x me






L’ultimo giorno dell’anno

.un vento caldo da sudovest
spazzava silenzioso su piazza Jemaa el Fna,
mentre il pomeriggio avanzava
su nuvole gialle.
[piovesse almeno]
.seduti al tavolino
di ferro battuto
davanti a un thè di menta e una birra,
guardavamo gli altri
che fumavano sigarette e narghilé.
[afa che attanaglia la gola]
.è questa la città che ci sorprese
e ci penetrò fin dentro,
regalando[ci ]aria di sorprese
e di suoni vibranti.
[vivo le Mille e una Notte]
.andavi di fretta, Marrakech
con i tuoi portatori d’acqua e
gli incantatori di serpenti,
i souq e i saltimbanchi.
[odore di spezie]
Non servivano occhiali
già ci guardavamo con occhi diversi.
Io,
non sapevo più raccontare
favole al mio sultano
mentre il muezzin segnava l’ora
e il deserto avanzava.
.






Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata


| DAL NOSTRO INVIATO KABUL — Quanto guadagni a serata? «Oltre 200 dollari, ma è stancante, sono costretto a cantare e ballare sino alle tre di notte e mi tocca di farlo anche 20 volte al mese». E dopo? Cosa succede dopo? Gli uomini venuti allo spettacolo non ti vogliono portare a letto? «Qualcuno ci prova. Ma il mio padrone si arrabbia, lo minaccia, lo butta fuori. È geloso, alle mie esibizioni la regola fissa è guardare e non toccare ». Si schernisce Zabi. Nella penombra della strada poco illuminata alla periferia della capitale si notano le sue smorfie, un misto di timidezza e curiosità per lo straniero che chiede di lui. Dice di essere ormai «a fine carriera ». A 19 anni un «bacha barish», letteralmente un ragazzo senza barba, è praticamente fuori gioco. Lui ha iniziato giovanissimo, 10 o 12 anni al massimo, come tutti gli altri del resto. La sua fortuna è che «il mio padrone è ancora innamorato di me». Ma per il suo «proprietario» non sarà difficile trovarne un altro più giovane. Occorrono soldi e potere. E la via è aperta. In genere si trovano piccoli orfani di guerra venduti dai parenti adottivi per poco. Una delle richieste più comuni è che il «compratore» li porti a vivere in una provincia diversa per non infangare «l'onore» della famiglia originaria. Non è un mistero che l'usanza di avere i propri ballerini- prostituti sia più diffusa proprio tra i signori della guerra, i mercanti, i trafficanti d'oppio e i personaggi più in vista delle antiche tribù. Una storia decisamente poco in tono con il Natale, eppure importante da conoscere se si vuole cercare di capire l'Afghanistan e le regioni a maggioranza pashtun nelle province del Pakistan nord-occidentale. «Il fenomeno degli abusi sessuali sui ragazzini fa parte integrante di queste zone. Tanti lo fanno, ma nessuno lo ammette apertamente e tanto meno con uno straniero. Non è un fatto religioso. Anzi, l'Islam mette all'indice l'omosessualità e contempla la lapidazione per chi si porta a letto i bambini. Ecco perché il tema è tabù. Ma si tratta di un fenomeno culturale diffusissimo, una consuetudine radicata, un po' come il burqa per le donne», sostiene un dipendente locale della Croce Rossa che preferisce restare anonimo. Per tanti giornalisti occidentali arrivati in Afghanistan per seguire la guerra nel 2001 non fu difficile imbattersi prima o poi con i fruitori dei «bacha barish» al tempo della battaglia di Tora Bora, presso Jalalabad, o ancor più al momento della caduta talebana nella roccaforte di Kandahar. Qui è addirittura consuetudine che il ragazzino adottato dal padrone di casa per le sue notti d'amore una volta diventato adulto venga dato in sposo a una delle figlie. I guerriglieri delle milizie mujaheddin usavano perlustrare i villaggi catturati non a caccia di donne o bambine, bensì di ragazzini. «Le donne devono restare in casa a occuparsi dei figli. Noi uomini ci divertiamo tra noi», ammette Daud (il cognome non lo dice), 46 anni, 7 figli, che per una piccola mancia accetta di portarci tra le bancarelle del «Bazar Kafrushi», uno dei mercati più popolari, dove si vendono sottobanco le video-cassette dei danzatori-bambini. Sono immagini spesso sfocate, l'audio è pessimo, ma i ragazzini vestiti da donne, il trucco pesante, i seni di stracci sotto i vestiti, sono ben visibili al centro della scena mentre intonano motivi e canzoni della più antica tradizione popolare. Difficile bloccare il fenomeno. La polizia quasi non se ne occupa. Un possibile passo avanti potrebbe essere l'apertura proprio in questi giorni del nuovo carcere minorile nel centro di Kabul finanziato dall'Italia. «Sino a poco fa i minorenni venivano messi in grandi celle comuni con gli uomini, gli abusi sessuali erano la norma», ammettono i responsabili del grande progetto di riforma del sistema giudiziario afghano all'ambasciata italiana. Ma il problema maggiore restano il silenzio, l'omertà e il tabù sociale. È stato evidente nelle ultime settimane, quando la stampa americana ha rivelato il caso dei due ragazzini-attori nel film ripreso dal celebre libro «Il Cacciatore di aquiloni» di Khaled Hosseini. La scena della violenza sessuale ai danni del piccolo hazara Hassan da parte dei bulli pashtun è la pietra dello scandalo. Timorosi delle ripercussioni sulle famiglie e sugli stessi ragazzini, gli autori del film hanno deciso di pagare il loro trasferimento nei Paesi del Golfo. «Una decisione saggia », commenta Sultan Khan, il noto libraio di Kabul. «Qualcuno potrebbe persino tentare di ucciderli per aver svergognato l'Afghanistan». Lorenzo Cremonesi Hammam Adulti e bambini in un hammam di Kabul. I talebani li avevano chiusi. Sono stati riaperti grazie a fondi europei |
