domenica, 14 settembre 2008

Before this night, I hope for sunshine tomorrow!
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categoria:ritratti, x me
mercoledì, 02 luglio 2008

Ingrid Betancourt
postato da: SPETTINATA alle ore luglio 02, 2008 21:18 | Permalink | commenti (1)
categoria:ritratti, vite, x me
mercoledì, 04 giugno 2008
Jan Morris, scrittrice e giornalista, si e' unita civilmente alla donna che era sua moglie quando si chiamava James Humphrey Morris.
Sposatasi 58 anni fa, la coppia aveva divorziato nel 1972, prima del cambiamento di sesso, ma continuando a vivere sotto lo stesso tetto.
La scorsa settimana ha stretto un'unione civile nel Galles. Morris e' stato inserito dal Times tra i migliori quindici scrittori britannici del dopoguerra.
Il suo ultimo romanzo e' stato tra i finalisti del Booker Prize.
postato da: SPETTINATA alle ore giugno 04, 2008 18:41 | Permalink | commenti (2)
categoria:ritratti, vite
sabato, 31 maggio 2008


(la tanto contestata rana crocifissa esposta al Museion di Bolzano, opera di Martin Kippenberger)

Poesia di Norbert C. Kaser

Lied ein einfallslosigkheit geliebtes
land aus kuhglocken gebaut und gasthausrauferei
kind des wetters mutter
der trauben schnaufen
der winde alpenglut an gruenen fluessen
und zu fueßen ein erschlagner wurm
traute gassen
buergesinn stolzer bauernmut dem welschen feind und schlecter
als der kind des wetters mutter der trauben
innige doerfer blauer schurz und stiere
autonom heiden im rock der schuetzen
feuerwehr musik hackbretter zithern
jodeln kann keiner dem herzen des gottes verschworen
und ueber allem schwebt der henngeier

 
canto della povertà di idee
terra amata fatta di campanacci e risse di bettola
figlia del tempo
madre dell'uva soffiare di venti
rossori alpestri fiumi verdi
al lato e ai piedi un verme schiacciato
intime viuzze
civico senno
fiera forza agreste nemica del terrone e peggiore di lui
figlia del tempo madre dell'uva
intimi paesi grembiule blu e tori
autonoma pagani in veste di schuetzen
pompieri musica salteri cetre
nessuno sa gorgheggiare
consacrata al cuore del dio
e su tutto si libra la poiana

(«Norbert C. Kaser», traduzione di Giancarlo Mariani, «Edizioni Nuovo Studio»)
postato da: SPETTINATA alle ore maggio 31, 2008 05:42 | Permalink | commenti
categoria:poesie, ritratti
mercoledì, 09 aprile 2008


Sole splendente.
Ho tolto calze e scarpe.
Questa sono io che cammino nella secca.
Dei pesciolini trasparenti si scaldano fra la superficie dell'acqua e il fondale ondulato e coperto di conchiglie.
Io  sono come un pesce quando esco il sole, ci provo, affioro, ma se allunghi la mano sparisco.

(Jeanette Winterson)
postato da: SPETTINATA alle ore aprile 09, 2008 08:25 | Permalink | commenti (1)
categoria:ritratti, vite, x me
mercoledì, 02 aprile 2008

E ora ti dipingo e ti modello
come so fare solo io
con quel tuo sorriso a stento
_velato di chiaroscuri_
quando mi guardi con desiderio.


Ti voglio dipingere
mentre sfuggo al gioco
delle tue mani sulla mia schiena,
come un orizzonte lontano
dove si rispecchia il sole
tra infiniti riflessi.

Ti coloro sulla tela opaca dei ricordi
con grandi pennellate di colore
e tra le piccole linee scure
sentirai il garrulo di un gabbiano in volo.


Se ci sarà qualche sbavatura
tu seguila, ti indicherà la rotta
perchè _se son maldestra in questo ruolo_
saran le mie parole a colorare i colori
di questa tela bianca
e la luce di un lontano faro
farà brillare i tuoi occhi.


postato da: SPETTINATA alle ore aprile 02, 2008 17:07 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesie, ritratti
domenica, 09 marzo 2008


"Ma anche......",  si può fare
si, può fare.



postato da: SPETTINATA alle ore marzo 09, 2008 11:03 | Permalink | commenti
categoria:ritratti, pensieri spettinati
lunedì, 21 gennaio 2008

Vandana Shiva, fondatrice dell’istituto indipendente Research Foundation for Science, Tecnology and Ecology di Nuova Delhi,è una fisica ed economista indiana tra i massimi esperti di ecologia sociale.

*# "Dobbiamo riprenderci il diritto di conservare i semi e la biodiversità. Il diritto al nutrimento e al cibo sano. Il diritto di proteggere la terra e le sue diverse specie. Dobbiamo fermare il furto delle multinazionali a danno dei poveri e della natura. La democrazia alimentare è al centro dell'agenda per la democrazia e i diritti umani, al centro del programma per la sostenibilità ecologica e la giustizia sociale"
]*# "Diversità ed alta produttività vanno per mano quando si prendono in considerazione tutti i raccolti e tutti i costi degli input esterni da sommare a quello degli altri input. Il paradigma della monocoltura ha come riferimento le rese delle merci prese una alla volta, e riesce ad esternalizzare i costi degli input chimici e dell'energia. Le agricolture industriali inefficienti e dispendiose vengono così presentale canne efficienti e produttive."
postato da: SPETTINATA alle ore gennaio 21, 2008 14:49 | Permalink | commenti (1)
categoria:ritratti, vite
sabato, 08 dicembre 2007


Per porre freno alla prostituzione pubblica, il consiglio comunale di Bolzano decise, un centinaio d'anni fa, di aprire una casa di tolleranza. Com'era prevedibile, non perciò la prostituzione clandestina ebbe termine. Tutt'altro. Essa invece dilagò, specialmente durante la prima guerra mondiale e subito dopo, quando la fame era tanta. Della prossima apertura di un bordello scrisse il 14 ottobre del 1905 un giornale cattolico, la «Tiroler Volkszeitung» in risposta ad un altro quotidiano, che per primo aveva dato la notizia. La «Volkszeitung» parla pudicamente di «un asilo per certe signore», non è ovviamente d'accordo su tali iniziative «da grande città», e ritiene inopportuno che i giornali ne scrivano (ma lo fa). Gli argomenti a favore dell'apertura della «casa» furono principalmente due: le esigenze della guarnigione e del crescente turismo. Il bordello, in altre parole, inteso come esigenza turistica. È del 28 dicembre del 1907, esattamente cento anni fa, un lungo articolo del «Tiroler» sul disturbo che la casa di tolleranza aperta nell'odierna via Conciapelli arrecava ai vicini. Si ricorda che l'apertura era stata voluta dalla gestione laica del sindaco Perathoner, e che la gestione era stata affidata ad un poliziotto in pensione. Vi nascevano frequenti risse al punto che il bordello era stato collegato telefonicamente al comune, a spese dell'ente pubblico, perchè fosse possibile chiedere sollecitamente l'intervento della polizia in caso di necessità. L'esercizio rendeva decisamente bene, tanto che tale Maria Wieberger, già prostituta e poi tenutaria del bordello, in un paio d'anni aveva guadagnato per sua stesa ammissione ben 130.000 corone (Tiroler del 14 novembre 1912) oltretutto truffando, taglieggiando e derubando quotidianamente le ragazze che lavoravano nella sua «casa», e che, se protestavano, venivano cacciate da Bolzano, grazie alla compiacenza della polizia. Fu condannata a quattro mesi di reclusione. La casa di tolleranza di via Conciapelli fu una delle «istituzioni » bolzanine di maggior durata: chiuse infatti solo con la legge Merlin, nel 1958.
Anche la «tratta delle bianche», dal canto suo, era fiorente. Nel dicembre del 1911 (Tiroler del giorno 14) una certa signora Keller fece pubblicare sulla «Bozner Zeitung» inserzioni pubblicitarie rivolte a «donne e ragazze sole». Si sospettò si trattasse di avvio alla prostituzione e così la donna venne arrestata, ma poi rimessa in libertà. Questa lasciò allora - senza pagare il conto - il suo alloggio a Bolzano e si trasferì a Brunico, dove venne nuovamente arrestata. Due anni dopo il giornale (23 dicembre 1913) mise in guardia donne e ragazze, perché non accettassero offerte di lavoro in Egitto: quasi sempre, arrivate a destinazione, le donne venivano infatti avviate alla prostituzione. Il tema della prostituzione comunque appariva raramente sulla pudibonda stampa bolzanina dell'epoca (su quattro giornali due erano clericali): il primo accenno che abbiamo trovato risale al settembre del 1900, quando si precisò che la zona maggiormente battuta da prostitute e protettori era quella del foro boario, oggi piazza Verdi, e le attigue rive dell'Isarco.
Sempre frequentissime, invece, le notizie di retate, con le quali le donne venivano avviate all'ospedale per essere visitate ed eventualmente trattenute (erano in gran parte affette da malattie veneree), e poi espulse dal territorio comunale e rispedite ai rispettivi comuni. Da dove facevano regolarmente ritorno in città. Visto che i giornali di queste donne pubblicavano nome, cognome e paese d'origine, ci si può fare un'idea abbastanza precisa della vastità del fenomeno e dell'inutilità (salvo la visita medica e le successive cure) delle retate. Risalta il nome di una Josepha Zublasing da Termeno, che appare per la prima volta nelle cronache a 21 anni nel 1916: da allora il suo nome riappare altre dieci volte (in un caso, dopo essere stata ricoverata, se n'era andata portandosi appresso lenzuola dell'ospedale). La donna più frequentemente nei guai fu invece Elsa Perathoner, da Ortisei, che secondo il «Tiroler » del 22 febbraio 1922 era già stata fermata venti volte e che ritroveremo ancora nel 1930 su «La Provincia di Bolzano», quarantenne («da Ortisei, ivi domiciliata, donna di facili costumi»). E poi Ida Angerer (Stelvio), Antonia Sanin (Cortina all'Adige), Anna Maria Perathoner da Ortisei che prostituisce le due figlie, Stefania Seppi da Caldaro, Anna Grünberger ( 916) ufficialmente stiratrice, Theres Helmer da Termeno (1917) ufficialmente «cuoca e vagabonda», le «Bozner Nachrichten» del 12 giugno 1919 dicono di una quindicenne che «vestiva un'uniforme militare» e si accompagnava ai soldati; nel 1915 la polizia ha fermato a Bolzano 125 donne, nel 1916 le prostitute fermate sono state 109. Colpisce l'elevato numero di casi registrati durante gli anni della prima guerra mondiale: dalle montagne scendevano giovani contadine attirate dal denaro e dalla presenza di un numero elevato di militari. Dal canto suo il «Tiroler» dell'8 agosto 1916 scrive che nelle maggiori località del Tirolo, sedi di guarnigioni, albergatori ed anche privati concedevano ospitalità a ragazze, anche d'età scolare, che si prostituivano. I luoghi? Sotto i ponti, sul lungotalvera, dopo la grande guerra anche in grotte e tende sul Virgolo (nel 1920 una prostituta per sfuggire alla polizia fece un volo di una ventina di metri e fu ricoverata in gravi condizioni), ai Piani di Bolzano nel marzo 1920 («Bozner Nachrichten») la polizia fermò cinque prostitute che esercitavano in una baracca «completamente svestite». Ci fu a Bolzano, nel novembre del 1918, l'arrivo di novanta prostitute tutte insieme che presero alloggio in un albergo. Avevano esercitato in «bordelli da campo» austroungarici. Ripartirono verso nord, con un treno di ufficiali.
Le retate diminuirono col lento ritorno alla normalità, e forse anche per una certa pruderie fascista che preferiva tacere e non enfatizzare troppo sui giornali i lati oscuri della cronaca. Ma ogni tanto di notizie ne riapparvero ancora, per tutti gli anni Trenta, solo che non si arrestavano più prostitute, ma «allegre donnine », «farfalline», «venditrici d'amore », «etere» e «belle vaganti». Un pò d'ipocrisia a buon prezzo.
Igiornali
La Volkszeitung parlò pudicamente di un «asilo per certe signore»
In albergo
Nel 1918 arrivarono in città novanta prostitute Tutte in una volta Piacere
Donne in una casa di tolleranza ad inizio Novecento A destra la casa di via Conciapelli
postato da: SPETTINATA alle ore dicembre 08, 2007 07:20 | Permalink | commenti
categoria:ritratti, vite
domenica, 25 novembre 2007


Joanne Usseri di 54 anni, Lago Whittington in Mississippi, vive su un aeroplano: un Boeing 727.

Ha tre stanze da letto, un soggiorno, una cucina, quattro toilettes e un bagno nella cabina di pilotaggio.
L'acquisto dell'aereo dismesso dalla Boeing è costato 2,000$.


postato da: SPETTINATA alle ore novembre 25, 2007 16:25 | Permalink | commenti
categoria:ritratti, vite
sabato, 24 novembre 2007


In una cittadina della ex Germania dell'Est, una ragazza di diciassette anni è intervenuta in difesa di una bambina di sei anni, extracomunitaria, che alcuni naziskin stavano importunando nel parcheggio del supermercato.

Mentre la bimba si metteva in salvo, gli eroici ariani di m.... (questo lo aggiungo io), quattro contro una, hanno inciso una svastica su un fianco della ragazza con un bisturi.
Hanno anche tentato di sfregiarle la guancia scrivendoci sopra SS, ma lei è riuscita a scappare.

Intanto un gruppo di adulti osservava la scena dal balcone di una casa vicina, come al cinema, senza neppure sollevare un ditino per avvertire la polizia.

Non so chi sia quella ragazza, perchè lo ha fatto; so solo che è una ragazza di diciassette anni che ha seguito quella voce profonda che nei momenti estremi ti urla:

SMETTI DI SUBIRE IL MONDO, ESCI DALLA SCATOLA DELLE TUE PAURE E AGISCI DA PERSONA VIVA.

Voglio ricordare - in questo mio blog - questa giovane di diciassette anni che ha rischiato la pelle per una bambina che non conosceva nemmeno, mentre degli adulti stavano a guardare.
postato da: SPETTINATA alle ore novembre 24, 2007 17:47 | Permalink | commenti (2)
categoria:ritratti, vite, sassi parlanti
venerdì, 23 novembre 2007



Per cancellare la colpa, individuale o collettiva, Dio non basta.

Quando ero bambina, una sera, chiesi perdono a Dio per aver offeso una persona o una compagna di scuola, non ricordo bene.
Conclusa la preghiera mia madre volle sapere se a quella persona o a quella compagna di classe avevo chiesto perdono.

No, questo non l'avevo fatto.

Allora non avevo alcun diritto di chiedere la remissione delle colpe a Dio.
Lui non perdona fintanto che noi non abbiamo tentato di ottenere il perdono da chi abbiamo ferito.
Solo quando il nostro tentativo fallisce perchè l'altro è offeso, cocciuto e presuntuoso o perchè non può più perdonare essendo morto, ci è concesso chiedere perdono a Dio.
Come se Dio non avesse alcun diritto di perdonare fintantochè la persona ferita non abbia fatto uso del proprio diritto di concedere o negare il perdono.
Mia madre, una donna di fede, non deve averla intesa così. Ma di certo credeva che la grazia di Dio consiste nel prendere su di sè con il proprio  perdono il peso dei nostri peccati quando a noi non è concesso ottenere il perdono da chi abbiamo ferito.
Per questo necessitiamo di Dio, per questo lo abbiamo. E se non crediamo a lui (come me, ora) possiamo dire, sarcastici o invidiosi, che proprio per questo è stato inventato da chi  crede in lui.
Chi non ha fede in un Dio capace di perdonare e non può più ottenere perdono dalla persona nei confronti della quale si è reso colpevole, deve vivere con la propria colpa.
Nessuno può perdonare al posto della vittima, la concessione del perdono da parte di altri è arroganza.

.. quella lezione di mia madre non l'ho mai dimenticata!

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 23, 2007 19:26 | Permalink | commenti (1)
categoria:ritratti
sabato, 17 novembre 2007


Lei: Jessica Davies, 28 anni, inglese, bella e attraente, un appartamento a Parigi, uno zio parlamentare, una rendita, nessun lavoro, un ex fidanzato mollato da pochi mesi, serate al pub sotto casa a strafarsi di alcool e droghe.
Lui: Olivier Mugnier, 24 anni, francese, soprannome Fou Fou, professione gigolò.
Lei entra nel pub, chiede da bere, lo vede, ci chiacchiera, lo rimorchia, beve ancora, lo invita a casa. Ha voglia di sesso estremo. Scopano.
Lei prende un coltello, lo caccia in gola a Olivier, non le basta, si sente frustrata, lo pugnala ancora una, due, tre, sette volte, poi chiama l'ambulanza.
Lui muore, lei, ubriaca fradicia e imbottita d antidepressivi,svuota il sacco con la polizia e il giorno dopo non ritratta: ha agito "sotto ispirazione" dell'omicidio di Meredith.
Aveva letto, le pareva eccitante, l'ha rifatto, lo racconta.

Una volta, dopo un omicidio, c'era il senso di colpa e la fuga.
Adesso tutti chiamano la polizia, restano lì e recitano. Ammettono o negano o inventano, senza scomporsi.
Parte la macchina mediatica,e loro lì a reggere la parte, attori-attrici e spettatori-spettatrici di sè stessi-di sè stesse.

Forma di vita: il reality show.
Politica, al solito,in ritardo di un secolo: per lo zio deputato "è una faccenda privata".
postato da: APRITIOSANGIA alle ore novembre 17, 2007 14:56 | Permalink | commenti
categoria:ritratti, affrescando
sabato, 17 novembre 2007


Quanti di noi vogliono che altri come noi ci vedano come siamo?
Non è fin troppo ostile lo specchio?
postato da: SPETTINATA alle ore novembre 17, 2007 07:38 | Permalink | commenti (1)
categoria:ritratti, pensieri spettinati
venerdì, 16 novembre 2007


Mi ero guardata allo specchio ed avevo capito di chi era la colpa.

Perchè prendere una cosa perfetta e romperla?
Ci sono oggetti che si possono rompere ma non si possono sostituire....

La disperazione mi aveva oscurata la vista, dovevo viaggiare col radar, inseguendo le tracce.

Gli errori si fanno in due?
Non è sempre vero.

Ci vuole poco ad uccidere qualcuno...
postato da: SPETTINATA alle ore novembre 16, 2007 22:06 | Permalink | commenti (1)
categoria:ritratti, affrescando, x me
venerdì, 16 novembre 2007

G R E T A



Non te l'ho detto ieri e il giorno prima.
L'abitudine mi ha zittita nel modo in cui zittisce. Ti abitui ad una cosa che non c'è bisogno di parlarne, lo scenario è talmente noto che non c'è bisogno di descriverlo.

Il pensiero arriva dismesso con tanti brandelli di parole cadenti che formano frasi sconnesse.

[Allora, io taccio]

I miei sogni arrivano quando il resto se ne va.
Quando torna la luce il sogno si disintegra e resta solo la fiamma del ricordo che piano, piano brucia anche l'ultima piccola fiaba raccontata nella mia notte tiepida.

[Li senti questi refoli di  parole?]

I sogni raccontano la vita.
A volte, sembra che ci dicano che tutto va bene e che non c'è in fondo un segreto da capire. . . i sogni vogliono farci capire che possiamo migliorare ..

[ sussurro, io]

Anche la nostra storia, come tutte le storie è destinata alla riscrittura...
postato da: SPETTINATA alle ore novembre 16, 2007 21:01 | Permalink | commenti
categoria:ritratti, affrescando, x me
venerdì, 16 novembre 2007

Anton


Avevo un bel pensiero
e l’ho perso…

uno di quei pensieri che ti meraviglia durante il dormiveglia, la frase che completa la giornata.
Forse è perché la matassa delle preoccupazioni si slega piano insieme al corpo per accogliere la rilassatezza un attimo prima del sonno, nell'ambiente che precede l'abbandono più dolce; ma in questi rari momenti il promettente scrittore diventa un genio colossale e il timido innamorato trova le giuste argomentazioni.
Sembra tutto così semplice e non ci sono gravi problemi che tengano, in quesgli istanti ho come l'impressione di essere inesorabilmente drogato.
E’ qui che si rompe il congegno dei giorni, si scioglie l’algida geometria delle responsabilità, poco prima del sonno io l’altra sera avevo un pensiero bellissimo è l’ho perso.
Alla mattina non rimanevano che le ceneri, un accenno debole compromesso inesorabilmente dalla crudeltà degli orari, non rimaneva che il cadavere…anche se è bello vivere in attesa di questo e di altre mattine dai tiepidi risvegli e di tante altre cose che non ricordo…

postato da: SPETTINATA alle ore novembre 16, 2007 20:35 | Permalink | commenti
categoria:ritratti
venerdì, 16 novembre 2007


Sono splendide, affascinanti, hanno in sé la rabbia, la freddezza, l’odio, la passione, l’ideale per imbracciare una spada, librarsi in volo, morire se necessario.
Sono le grandi donne combattenti del Cinema Orientale che incarnano un nuovo ideale femminile aggressivo e guerriero, ma perfetto e puro. Il genere orientale epico denominato wuxia (che può essere riduttivamente tradotto in “genere cappa e spada” o “di arti marziali” ma è qualcosa di più complesso ed intrinseco nella cultura dell’Estremo Oriente) solo negli anni più recenti è approdato da noi grazie a grandi capolavori di Maestri come Zhang Yimou, Tsui Hark, Ang Lee e spesso i combattimenti al centro delle loro storie vedono come antagoniste delle magnifiche donne.
Sono donne che maneggiano la spada con destrezza e autocontrollo (e anche le spade, nel genere orientale del wuxia, prendono l’identità di chi le imbraccia o donano al possessore le loro magiche caratteristiche) ma combattono anche all’interno delle loro passioni contrastanti e non si sfidano solo per la rivalità di un uomo ma per un insieme di sentimenti nobili che le rendono amiche e nemiche e per un concetto supremo di libertà.
postato da: SPETTINATA alle ore novembre 16, 2007 07:58 | Permalink | commenti (1)
categoria:ritratti, la bellezza, clips
sabato, 10 novembre 2007
M A R C O       B.


Sono un Uomo solo, biologicamente goffo, talvolta vagamente ridicolo, cioè vivo: vado.

In questo mondo dove l'inganno delle coscienze regna, dandoti le migliori allucinazioni e dove - solo alcuni coraggiosi - parlano ancora di onestà, serietà, coerenza di fronte alla pietosa tribuna di imbecilli che applaudono in ogni caso e scondizolano alla smania di ipocrisia


la mia coscienza grida vendetta.


La lascio gridare e imparo a mentire.


Così sotto un sole particolarmente opaco, devastato dallo schifo in cui galleggio, posso osservare, maturare, marcire.
Posso ancora crescere, capire; domani, ne sono certo, saprò perchè le vacche non voleranno mai, perchè i sassi non galoppano!
Sarò saggio e avveduto come coloro che sanno vivere.
La mia valigia è pronta per l'emigrazione, non pascolerò più tra le loro pecore.

La parola d e l u s i o n e

mi illumina

a cominciare dal suono della parola stessa,


per quanto tragica, somiglia troppo alla libertà perchè non me ne senta attratto.


Ci sono uomini perduti da qualche parte, ci sono progetti falliti, ma pur sempre progetti.
Ci sono speranze tradite, ma sono state speranze


Punto.

Si ricomincia. Ricomincio. Ora. Subito.

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categoria:ritratti, affrescando
venerdì, 09 novembre 2007


BEATRICE  D.

<Questa sera scrivo questa lettera a colui che ha oltrepassato la strada  il 6 marzo 2000 in bicicletta. Nello stesso momento, però, arrivavo io. Pensava di scansarmi e invece ...>


Caro G.,
questo non è un addio, ma un ringraziamento.
Ti sono grata di essere entrato nella mia vita. Dato che sei riuscito ad innamorarti di me, mi hai dato speranza.
Mi hai insegnato che per quanto sia grande il dolore, si può continuare a vivere.
A modo tuo, mi hai indotto a credere che l'amore vero non può essere negato e, grazie a te, ho la forza di andare avanti.
Tu non te ne sei andato per sempre, a prescindere da chi entrerà nella mia vita.
Grazie di essere venuto nella mia vita e di avermi dato gioia.
Grazie di avermi accettata e di aver accettato in cambio il mio amore.
Grazie dei ricordi che custodirò sempre  da qualche parte.
Ma soprattutto grazie per avermi mostrato che verrà un tempo in cui sarò infine capace di lasciarti andare definitivamente.
Ricordo quando mi hai detto: alcune vite formano un cerchio perfetto mentre altre assumono forme che non possiamo nè prevedere, nè comprendere. Beh, a me i cerchi non sono mai piaciuti, te n'eri accorto?
Il nostro amore era giocoso, tridimensionale,  fatto di ellissi @ eliche @ nastri@poliedri; un teorema di Alhazen o le curve di Lissajous o un icosaedro stellato o......



Ora soffro di fame e sazietà.

                                                                          Beatrice D.



postato da: SPETTINATA alle ore novembre 09, 2007 21:08 | Permalink | commenti
categoria:ritratti, affrescando